io sono un pesce

Qualche giorno fa raccontavo di persone interessanti che popolano la mia vita. Ricevo continuamente e produco continuamente un sacco di input (n.d.erika: voi la sottile differenza tra input/output e inlet/outlet la sapete?) ed è bello, molto bello anche perchè, e questo non è un segreto, io sono una di quelle che elabora le cose con molta lentezza, quindi spesso capita che mi venga detta una cosa e che io me la riprenda a distanza di mesi.

Si ragionava un giorno dell’amore verso venezia, io mi ricordo bene che quel giorno li avevo quasi sconfortato un mio amico che voleva trasferirsi qui, volevo convincerlo che no che non era il caso e gli avevo detto tutte le cose di cui magari li per li non si stava rendendo conto. Gli ho detto che a venezia si cammina sempre senza distrarsi mai, che bisogna tenere un occhio in su e un occhio in giu, l’occhio in su per controllare di non essere sotto un gabbiano, l’occhio in giù per controllare di non essere sopra a una cacca di cane (e se si, si tratta di cane che aveva sicuramente cenato al messicano la sera prima). Gli avevo detto che in inverno si scivola continuamente sui marmi umidi, che in estate spuntano le branchie a tutti e che l’umidità soffoca. Gli ho raccontato dei due ponti di ferro dove io lasciai l’osso sacro. Gli ho detto che si levi dalla testa di indossare i cappottini perchè è umido e il freddo umido ti scava le ossa.

Un giorno diverso da quello qui sopra e pure una persona diversa da quella qui sopra, si ragionava di città, non voglio fare i nomi di quelle città di cui si parlava ma erano città prive di acqua (ne mare ne lago li) e città prive di montagna. Tutti e due ci siam detti che non potremmo proprio stare senza acqua, me lo ricordo bene.

Io sono un pesce. Sono decisamente un pesce, adesso che non ho più sedici anni queste cose le osservo di più. Mi piace molto la montagna, davvero, mi piacciono i boschi, la neve, i laghetti, l’atmosfera, vedere la montagna. Mi piace, ma, mi rendo anche conto che non riuscirei a star li, non per troppo tempo. Non ci riuscirei non perchè non mi piace la montagna ma perchè mi mancherebbe il mare proprio, ho bisogno dell’acqua, ho bisogno del sale. Sono uno di quei pesci che vivono Venezia e che si lasciano vivere da Venezia, che Venezia è così, è una di quelle città che se sei triste ti affonda e se sei felice ti spara nel cielo dalla gioia. Io sono un pesce di quei pesci che ancora non sono diventati bravi a nuotare.

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2 commenti

Archiviato in cose rosa, i love them, il veneziano per te corsi di lin, la di lei vita, questa la so, shes

2 risposte a “io sono un pesce

  1. vangog diceva… ognuno e’ legato alla sua terra da legami non terrestri.

  2. Vangog aveva ragione. Io vivo in una città senza mare e senza montagne… e i nostri sette fiumi son ben nascosti sotto quintali di cemento; sono un papero di pianura che apprezza il mare e le montagne proprio perché non li deve vivere tutti i giorni; ma anche un pesce che nuota nella nebbia come fosse mare, e che, semplicemente, non potrebbe vivere senza.
    E nemmeno io consiglierei la mia città a uno che non la può amare, perché Milano – al contrario di altri posti più ameni – se la odi ti uccide, prima o poi.

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