sta roba del go’

Abbiamo un pesce qui a venezia che è famosissimo per il suo risotto, si chiama risotto col go’. Una cosa interessante, la prima, è che a venezia in veneziano "go" vuol dire "ho" allora io che sono ingenua su ste cose ma sono anche molto onesta, vi ammetto senza particolari problemi di sorta che sino a qualche tempo fa ero sicura come la morte che se avessi dovuto ordinarmi il risotto col go in ristorante avrei dovuto dire "un risotto con l’ho per favore", un po’ come sino a qualche anno fa pensavo che per ordinare i peoci in tecia avrei dovuto chiedere i pidocchi in padella. Fortuna vuole che A) io non abbia mai voluto il risotto col go in ristorante e B) che io abbia scoperto abbastanza presto che a venezia peoci vuol dire pidocchi si ma soprattutto cozze (o mitili). Non voglio dilungarmi oltre questi falsi amici veneziani e vi dico invece sta roba del go che avevo in testa.

Un mio ricordo di quando ero giovane è che la mamma mi faceva sto risotto col go’ e sto go’ è una roba che si può chiamare prelibatezza, molti di voi non lo hanno mai mangiato perché lui vive in laguna in mezzo alla sabbia, essendo questo un pessetto da sabbia va da se che il go’ debba essere pulito bene bene, se no mangi sabbia e no go’.

Una volta in particolare che ho mangiato sto risotto col go’ è stata anche l’ultima volta che l’ho mangiato, correva l’anno boh…ero piccolina e mi ricordo che io e mio fratello contenti di sto risotto abbiam preso tutti e due su sta forchettata eeenooormeee e ce la siam calati in bocca, poi ci siam guardati e lui che era un po’ più piccolo si è messo a piangere e io ho sputato tutto su una salvietta. La mamma che ci ha visti si è figurata che facevamo così perché prima di cena ci siamo mangiati le patatine e allora ha attaccato a urlare come una sirena "magna…magna! te go dito che ti ga da magnar" a un certo punto si è anche levata la ciabatta per darcela in testa e mio fratello piangeva forte e io invece facevo no no no col dito. Mio papa aveva una faccia che non riuscivo a capire, comunque non mangiava neppure lui. La mamma era così incazzata che non stavamo mangiando che ci ha mandati in cameretta però ci ha dato ordine di non parlarci (noi in cameretta avevamo le scorte alimentari della grande guerra sotto ai letti perché ci svegliavamo di notte a mangiare che è un po’ il motivo per cui io da adolescema avevo il culo enorme). Quando siamo andati in cameretta la mamma si è seduta in tavola in relax col papa e noi che dovevamo stare zitti li sentiamo che parlano:

p:"ma cossa ti ga fatto?" (ma cosa hai fatto?)

m:"perchè?"

p:"assaggia sta roba"

m: coooff coooofff sput "madonnadeddddiiiio che schifo"

insomma si è accorta che aveva macinato tutto sto go con sabbia e ossi e tutto e tutto era in mezzo al riso col go’ anche gli scarti. Noi le abbiamo voluto bene lo stesso. Davvero.

Insomma oggi non so perché ma mi è venuta in mente sta roba del go’ e mi è anche venuto in mente che io ho capito che di sicuro sto pesce non si chiama "ho" ma che non so come si chiama, allora ho telefonato all’andrea del mio ufficio che ero sicura che lui lo sapeva e anfatti…

anfatti niente, vi volevo dire che oggi a trent’anni son tanto felice che ho scoperto che il go si chiama in italiano corrente "Ghiozzo Go’" ehssi, e per intero è fatto così

contributo di Andrea che ringrazio saluto e duebacio:

Risotto de gò.
Netta i gò dai buei, daghe na passada a squamarli e falli bogir co Segola, Sedano, ajo, na foja de lauro e na bela mazenada de pevare. Coverzi a lassa che boja na oreta e meza a fogo basso che se sfanta tutto. Cava via i aromi. Desso bisogna che ti passi ben el pesse sul tamiso fin, finche resta un brodetto denso.

Ti tol na tecia (no la pignata a pression perchè sennò te dago). Ti buti un poco de olio e un spigolo de ajo, co l’ajo xè dorà ti lo cavi e ti meti el riso e ti lo lassi cussì finchè non comincia a sciopetar. A sto punto ti ghe cali dentro el brodo che ti gavevi fato prima col pesse passà e ti cominci a menarlo.

Col xè cotto, ti stui el fogo e ti lo mantecchi co un poco de buro e un poco de parsemolo. Ti impiatti e ti te imbalsemi…

La stagion mejo par farlo xè fine novembre, inissio dicembre, col gò xè beo sgionfo. Ti va in barena, a fine dozana, a busi de go (ti li vedi i xè grossi). Ti va dentro co le man sul buso de entrata de la tana e sul buzo de uscita e ti ciapi tutta la fameja (anca sinque/sie su un colpo).

Scolta, se ghe xè bisogno ti tradurrà ti…

 

 

Annunci

9 commenti

Archiviato in il veneziano per te corsi di lin, la di lei vita, shes

9 risposte a “sta roba del go’

  1. Mangiato per anni e anni, durante il mio fidanzamento con una veneziana.
    Veramente ottimo.

  2. anonimo

    Sono decenni che mi viene detto che prima o poi, in un punto imprecisato della mia adultità, il pesce inizierà a piacermi. Mica me lo ha detto uno solo ma tanti: “da piccolo nemmeno a me piaceva, e invece poi…”.
    Oramai io per me comincio a perdere le speranze, mia madre invece è ancora discretamente fiduciosa. Forse non crede davvero che io sia cresciuta. Ed è possibile che per una volta mi toccherebbe darle pure ragione.
    Comunque non mi piace proprio, il pesce. E a dirla tutta, a giudicare dalla foto, questo è anche bruttino parecchio.
    Comunque, siccome sono rimasta infantile, a me piace proprio questa roba del ‘pesce Ho’. Per dire, a volte è meglio una idea erronea e stravagante che una giusta ma sciapa. Cioè io la penso così almeno.

    Siamai.

  3. anonimo

    Ciao Stellina…

    Risotto de gò.
    Netta i gò dai buei, daghe na passada a squamarli e falli bogir co Segola, Sedano, ajo, na foja de lauro e na bela mazenada de pevare. Coverzi a lassa che boja na oreta e meza a fogo basso che se sfanta tutto. Cava via i aromi. Desso bisogna che ti passi ben el pesse sul tamiso fin, finche resta un brodetto denso.

    Ti tol na tecia (no la pignata a pression perchè sennò te dago). Ti buti un poco de olio e un spigolo de ajo, co l’ajo xè dorà ti lo cavi e ti meti el riso e ti lo lassi cussì finchè non comincia a sciopetar. A sto punto ti ghe cali dentro el brodo che ti gavevi fato prima col pesse passà e ti cominci a menarlo.

    Col xè cotto, ti stui el fogo e ti lo mantecchi co un poco de buro e un poco de parsemolo. Ti impiatti e ti te imbalsemi…

    La stagion mejo par farlo xè fine novembre, inissio dicembre, col gò xè beo sgionfo. Ti va in barena, a fine dozana, a busi de go (ti li vedi i xè grossi). Ti va dentro co le man sul buso de entrata de la tana e sul buzo de uscita e ti ciapi tutta la fameja (anca sinque/sie su un colpo).

    Scolta, se ghe xè bisogno ti tradurrà ti…

  4. mi sono arenata su “imbalsemi”…

    per il resto mi spiace, in Darsena il “gò” non è disponibile quindi el risòtt l’è giald, e insci metèm giò anca un poeu de lugànega rustida. Abàs el pès, viva’l purscèl!

    Dag’à doss!

  5. che cassos ti gas scrittos?
    :)

  6. eh eh eh, te lo spiego davanti al prossimo risotto alla milanese, amica mia.

    Visto che inverno che è arrivato?! Visto che bell’inverno?!

  7. mi hanno appena rifiutato le ferie.
    già.

  8. Io il Go’ l’ho sempre odiato. Buono sì ma strapieno di spine sottili come aghi. Anca no…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...