à pugni e peae

Ieri mentre facevo qualcosa in giro per casa, che adesso non sto a ricordarmi, mi salta fuori una borsa di carta con il logo di casablanca (che è un negozio dove io mi andavo a comprare i vestiti quando ero più piccola)dentro a sta borsa ci trovo una cinquantina di topolino tutti dei meravigliosi anni 80/90.
Il primo pensiero che mi viene in testa è che la mamma è stata proprio una ficadiddio quella volta che ho traslocato, che non si sa come e non si sa perché ma è riuscita a rifilarmi praticamente tutto quello di cui voleva liberarsi, tra l’altro con scuse del cazzo. Per dire anche sti topolino qui, a me non servono e le avrei detto che poteva tenerseli solo che lei è stata furba quel giorno del trasloco che mi ha detto "sta borsa è tua" e io le ho detto "cosa c’è dentro?" e lei di nuovo "sta borsa è tua" e in effetti la mamma c’è da dire che tante ne ha fatte ma di sicuro non si è mai presa da vestire al casabalanca.
I topolini una volta scoperti li ho calati in sgabuzzino, così da occupare anche gli ultimi centimetri calpestabili che erano rimasti, però poi mi è venuta voglia di leggerne uno, come quando ero piccola e allora ne ho tirato fuori uno a caso (ok, non era a caso, ho preso quello che un pochetto mi ricordavo dalla copertina che era un topolino interessante) e mi son messa sulla poltroncina a sfogliarlo.
Sorridevo a vedere le pubblicità dei giocattoli e della scuola radio elettra e delle big babol con la ragazza con gli stivaloni, poi il dolce forno e insomma un sacco di cose. C’era un mezzo articolo che parlava del telefono azzurro che a me ha fatto ricordare una cosa.
Quando ero alle elementari, mi pare in seconda o in terza, mi ero già spaccata tutti i denti davanti quindi di sicuro non ero in prima, la scuola ha organizzato un incontro con dei referenti del telefono azzurro. A quell’incontro dovevano spiegarci cosa facevano questi del telefono azzurro e parlare un po’ con tutti i bambini. C’è da dire che io alle elementari non solo ero piccola, ero proprio cruda cruda e un po’ come mi capita ogni tanto adesso facevo proprio delle affermazioni o delle domande del cazzo. Visto che ci sono ho deciso di fissare una data esatta di inizio delle mie affermazioni e delle domande del cazzo che andrò appunto ad identificare con il mio incontro con i referenti del telefono azzurro.
Quando questi referenti sono arrivati nella mia scuola io non avevo il telefono di casa, perché c’è da dire che io avuto una di quelle infanzie nomadi e i miei quella volta li, in quella casa,non lo hanno mai messo, si tenevano il telefono del negozio e a posto così. Va da se che a una bambina che non ha il cazzo di telefono a casa parlare di telefono azzurro è come quando uno dice "ho visto dio ma è solo il mio, tu non lo hai però c’è".
A questo incontro i volontari mi han fatto tutta la spiega sui bambini che si sentono soli e i bambini che vengono maltrattati e i bambini che si sentono le brutte sensazioni addosso, però per me quella parte non era importante perché per me era di rilevanza che non tutti i bambini avessero il mezzo, se non hai il mezzo di cosa stiamo parlando? mi pensavo tra me e me. Allora cosa ho fatto? ho alzato la mano e glielo ho detto "ma se un bambino ad esempio non ha il telefono a casa come fa a chiamare il telefono azzurro?" tutta la classe si mette a guardarmi, qualcuno sento che dice che sono proprio scema, i volontari mi spiegano che basta andare in una cabina telefonica e io dura come una piastrella proseguo "si ma se un bambino non può pagare il gettone?" e i volontari allora non mi rispondono. Avevo ragione io, non c’era risposta per quella domanda.
Quello che è successo dopo comunque è che i volontari han voluto parlarmi da sola per sapere se ero felice con la mia famiglia e perché ero così preoccupata di uno che non ha il telefono, allora io gli ho spiegato che era perché io ad esempio non lo avevo e secondo me non ero l’unica e che ero preoccupata per gli altri bambini che non lo avevano e magari avevano bisogno.
La mia solidarietà non ha convinto sti volontari proprio per un cazzo perché il giorno dopo han chiamato i miei per fare una chiacchierata. La mia maestra mi ha spiegato che quelli del telefono azzurro erano tutti preoccupati per me.
Quella volta poi mi son pensata che poveretti i miei avevano bisogno di un telefono, boh, un telefono verde o arancione, per i genitori che vengono messi in cattiva luce dai figli e invece niente, però dai, avrebbero potuto usare quello del negozio.

(quante ne ho fatte ai miei…a proposito del titolo, ieri mi sono iscritta a kick boxing di nuovo e ciao mamma tutto bene.)

Annunci

9 commenti

Archiviato in la di lei vita, questa la so, sonosolidale, unforgettable

9 risposte a “à pugni e peae

  1. io lo so che non c’entra niente però quando ero bimba, a parte che non avevo la televisione a colori ma non importa, e quella in bianco e nero vedeva solo 6 canali dove memorizzavo sempre telepadova per vedere ultralion perché a sintonizzare i canali a 4 anni ero diventata una mina, ma a parte questo…
    io desideravo il dolce forno tantissimo. mia mamma mi aveva detto che i bambini buoni possono chiedere i regali a babbo natale con una letterina.
    questa frase mi ha segnato e ho pensato che forse none ro abbastanza buona così il dolce forno, che desideravo più di ogni altra cosa, non ho mai avuto la faccia tosta di chiederlo. ho sempre chiesto libri, righelli, penne, una volta una calcolatrice. ma il dolce forno era solo per quelli super buoni.
    poi dal topolino mille anni dopo ho ritagliato la pubblicità della quarta di copertina del dolce forno habert, e l’ho appesa in camera con lo scotch sul letto a ponte.
    mia mamma mi ha chiesto perché? e le hos piegato perché, mia mamma è cascata dalle nuvole, mi fa "ma tu eri buona, speravo che così mi chiedevi cosa volevi, te lo avremmo regalato di sicuro" (e c’è stato un grosso equivoco qui, ma vabé)

    altri mille anni dopo (cioè due settimane fa) parlavo con paola la collega e le dicevo che il dolce forno mis arebbe piaciuto tantissimo.
    lei mi ha risposto che ce lo aveva.
    che faceva bellissimi dolcini.
    che sapevano di…
    di…
    di plastica bruciata.

    mi è crollato un mito…. 

  2. e te credo, è crollato pure a me (un mito di venti e suppia anni)

  3. anonimo

    E’ possibile che c’entri ancor meno.
    Comunque io mai desiderato il dolce forno, no. Io volevo la barbie con i capelli lunghissimi, tutta da pettinare e acconciare, che costava troppo e non arrivò per anni ed anni. Quando arrivò era troppo tardi.
    Ero già in fase ribelle e creai le barbie punk, capelli a spazzola e ciocche ribelli dai colori acidi verdi e viola. Poi le mandai all’ultima festa senza Ken (mi ha sempre fatto schifo Ken) prima di regalarle alla chiesa sotto casa. Si ritrovarono una decina di barbie punk, che a pensarci un po’ mi viene da sorridere.
    Meno lusinghiero è il fatto che io il telefono azzurro lo usassi come arma di ricatto per i miei. Mi fate piangere perché ho fatto un capriccio? Ora vedrete! chiamo il telefono azzurro.
    Sotto sotto deve aver persino funzionato qualche volta.

    Siamai.

  4. anche io tagliavo i capelli alle barbie, ma mica per punirle…credevo poi sarebbero cresciuti meglio.

  5. Beh non ho avuto il momento "Telefono azzurro", ma mi son rifatta con il momento "educazione seSuàààle".
    In quarta o quinta elementare alcune maestre ci parlarono del perchè e del percome nascono i bimbi eccetera eccetera.
    A un certo punto ci dissero che se volevamo fare delle domande, ma ci vergognavamo, potevamo scriverle su un bigliettino ed avere una risposta in separata sede.
    A dieci anni una bimba non è che non sappia come funziona tutto l’ambaradàn, però di certo non ha delle questioni così specifiche da fare.
    Così ne ho ripetuta una che avevo sentito dire in un tolc sciò alla tv (credo fosse Loveline su Mtv, con la sempiterna Camila).
    Ebbene, scrissi "Ma nel caso in cui il preservativo si rompa, è possibile metterne due?".
    Non so cosa pensò la maestra (che peraltro era amica di famiglia! glom!), però mi rispose , ridendo fra se’, che sì, era possibile.
    Che c***o ne avrà mai saputo lei, poi!

  6. quando ero piccola io il Telefono Azzurro mica esisteva. Si andava dalla nonna a piagnucolare, e lei, puntualmente, rincarava la dose dando ragione al genitore di turno!

    Del Dolce Forno ricordo i fratelli che lo usavano a mo’ di piccolo chimico, per vedere cosa esplodeva meglio. Poi finì in cantina e solo vent’anni dopo, cercandolo, scoprii che mammà lo aveva dato via. Per fortuna, altrimenti chissà che botto. Dimenticavo, il mio era giallo, prima serie, e pure pericolosissimo a pensarci. E avevo anche un piccolo ferro da stiro che scaldava veramente, scaldò bene bene un mobile,, e anche le mie chiappe (dopo che si erano accorti della bruciatura del mobile, ovviamente). Secondo me i creatori di giocattoli degli Anni 70 cercavano di sterminare la generazione intera. Siam sopravvissuti per caso. (tiè!)

  7. sono sidiosa e ti ho nominata nel mio blog!

  8. Io chiamo ancora il telefono azzurro anche se ho 33 anni.

  9. hai 33 cazzo di anni???
    ma veramente?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...