un giorno da pecora, anzi da capra, da capro.

Quando ti alzi e vieni su col piede sinistro. Io, oggi.

Esco dal pulmetto e il bar della vecchia è chiuso, il bar della vecchia è tipo l’Ikea, aperto tutti i giorni tranne il natale e il primo dell’anno e la pasqua, solo che il bar della vecchia è aperto in genere anche in quei giorni. Oggi era chiuso, c’era scritto “chiuso per riposo” un riposo all’anno ed era oggi, mi son giocata il mio caffè doppio e avrei dovuto notarlo.

Io e i miei tacchi sobri, i tacchi otto, entriamo insieme in una pozzanghera di fronte al carcere, neppure in periodi di acqua alta mi entrava tanta roba nei piedi, anche questo avrei dovuto notare.

Avessi notato il piede sinistro e il bar della vecchia e i  tacchi affondati per ragioni oscure e nelle ore successive poi l’assoluta stronzaggine da parte di elementi di estrema importanza nella mia vita, se avessi notato prima queste cose, col gran cazzo che mi sarei avvicinata alla rupe.

meglio cento giorni da pecora che uno da capro, infine, soprattutto se si tratta dell’ultimo giorno del capro.

e.

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