in salute e in benettia.

Sabato, domani l’altro, sarà una settimana che sarò malata. Così malata di me  non ho ricordo a parte quella volta del morbillo.

E’ iniziato tutto come una influenza, un male di stagione, un raffreddore, un malessere addosso che mi faceva voglia di stare in divano e basta, testa pesante, botte di freddo che era impossibile far passare, dolore come se mi stessero strappando le ossa dai muscoli, un giorno avevo la sensazione che una lastra di vetro mi tagliasse lo stomaco.  Poi asma, un incendio in gola, i polmoni pieni di umido.

La kleenex, dipartimento fazzoletti da naso, alla volta dell’undici di gennaio mi ha mandato una lettera di ringraziamento.

Non ho mangiato per due giorni, ho solo ingurgitato enormi quantità di liquidi, il dodici di gennaio mi è arrivata una nuova lettera di ringraziamento dalla kleenex, dipartimento carta igienica.

Non volevo doparmi di farmaci, i soliti prodotti da banco che mi calavo una volta, ho smesso di doparmi quando ho finito le aspirine americane che mi ha regalato un mio amico e poi ho smesso dopo non aver capito che avevo un mostro in bocca che stavo nascondendo sotto uno strato di polvere di nome oki.

Li amavo i farmaci, adoravo il fatto di dire “ho mal di testa” calarmi due moment act, aspettare quindici minuti e poi “è passato” tornare alla vita normale.

Sino a scorso anno, ai primi sintomi dell’influenza ero un caso pubblicitario, scendevo alla farmacia, lasciavo giù un cinquantino di euro, arrivavo a casa con i miei sacchetti piccoli da farmacia, buttavo giù di tutto, andavo in ufficio col pulmetto, mi termoregolavo sulla scrivania, mi trascinavo le influenze addosso per giorni, esattamente come con questa. Solo che globalmente mi pareva di non essermi quasi ammalata. Non ho ricordi dell’influenza perché a prendere tutte quelle cose, a non smettere l’ufficio, a non smettere e non cambiare nulla era come se non fossi ammalata.

Non ho quasi preso medicine a parte quella per l’asma e poi una sera che è venuto mio fratello a portarmi una tachipirina perché il termometro è esploso. Oggi sto meglio, non so se ho la febbre ora e non ho preso medicine ma sto meglio. Mi sono fatta un sacco di domande su questa mia influenza che è capitata in un momento davvero poco opportuno. Di solito mi ammalavo col natale e questa volta no. Mi sono ammalata quando era il momento di dare un inizio forte nel lavoro e quando era il momento di tenere più botta con la famiglia.

La famiglia…domani sarà una settimana che non vedo mio padre ed è una cosa che non accadeva da giugno, lo vedevo ogni due giorni in genere. Durante questa malattia mi sono negata anche al telefono per non farlo preoccupare e poi quando ci ho parlato gli ho detto che avevo mangiato*.

In ufficio in questi giorni sono ancora tutti vivi, vanno avanti anche senza di me. Mio padre è sopravvissuto alla mia assenza e per la prima volta credo gli manchi la mia presenza, la mia mancanza ha fatto bene al nostro rapporto, il capitano in questi giorni deve aver capito che la biancheria non si autopiega, io ho capito che un crollo fisiologico forse era l’unico modo per ottenere del riposo come non lo avevo da anni.

*Che poi…gli ho detto che ho mangiato minestra col brodo, lo sanno anche i sassi che non mangio minestra col brodo quando sono in salute, figuriamoci se in benettia mi metto a star dietro a una cosa che richiede almeno due ore di cottura e che, soprattutto, mi fa schifo.

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2 commenti

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2 risposte a “in salute e in benettia.

  1. brava, sei stata forte! così mi piaci

  2. ho capito perché scrivi così tanto, quindi spero che l’influenza ti duri ancora un po’. Tanto ormai l’hai vinta.

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