il mio sociale è il pulmetto.

Oggi, ho preso un pulmetto inusuale per il ritorno a the village, avendo iniziato a lavorare un’oretta prima ho anche abbandonato la scrivania un’oretta prima, da qui il pulmetto inusuale.

Son li, seduta tranquilla e quieta con il finestrino assolutamente chiuso a un lato e un posto vuoto nell’altro. Nei nuovi pulmetti il finestrino non ha l’opzione di eventualmente aprirsi alla bisogna, si deve acclimatarsi per forza. C’è il cartellino con su scritto “in caso di emergenza…” e non finisci neppure di leggerlo il cartellino perché tanto qualcuno si è già inculato il martelletto con la punta di diamante. Mi chiedo cosa  se ne fa la gente dei martelletti con punta di diamante? magari se lo portano di pulmetto in pulmetto per garantirsi un filo d’aria.

Si siede a fianco a me uno, non lo guardo per due motivi, il primo perché son tutta apparentemente indaffarata a leggermi le mail, due perché quello che si è seduto a fianco a me è enorme, è altissimo e anche volendo non riuscirei a vedergli la faccia, tre perché non mi pare educato che uno si siede e tu lo guardi come lo avrei guardato io che stamattina ero a lavorare alle sette e mezzo. Gli guardo le gambe invece e questo qui non solo ha le ginocchia che baciano il sedile davanti, non riesce più a disincastrarle. Mi vien da ridere che è un motivo in più per non guardarlo in faccia, prendo il telefono e inizio a far finta di fare una telefonata divertente che così posso ridere e lui mi guarda, mi guarda dall’alto in basso e mi guarda negli occhi e poi si guarda le gambe e poi scoppia a ridere e dice “go un problema” e io gli dico “no ne hai ben due” e allora poi ridiamo insieme.

Butta le gambe per fuori, minando alla sicurezza dei passeggeri in piedi e mi dice “non ti ricordi?” al che io oso fissarlo, è un suo momento permissivo, lo scruto bene, lo osservo benissimo e qualcosa mi ricorda ma non so cosa “scusa ma non sei la figlia del pasticciere tu?” prosegue lui. Allora io invece di continuare a cercare nei ricordi annebbiati di eventuali serate in discoteca cerco in ricordi di me e papa “si, conosci me o lui”. Si mette a ridere “conosco tutti e due” mi da un secondo e poi mi rivela il suo nome, si chiama Amilcare*.

“cazzo amilcare, certo che mi ricordo, che grande che sei diventato” ride, è sempre stato altissimo.

Parliamo di altre due o tre cose di numero, mi chiede di mio padre, mi dice che si è trasferito, mi fa una sintesi della sua vita in due minuti secchi.

Non vedevo Amilcare da diciassette anni, l’ho rivisto oggi che per prima cosa è un lunedì 17, l’ho rivisto oggi che è da qualche giorno che sto curando il mio orticello di facebook, che cercavo di accaparrarmi le amicizie di quelli con cui sono sempre in contatto e vorrei perderli di vista mai e allora ho un mezzo in più, e quelli che non sentivo da eoni e però sono amici di amici, e quelli che abbiamo un rapporto alla distante e allora ti aggiungo ma ti tengo distante. E oggi lui, così, amico mio e amico di mio padre, aggratis nel pulmetto dopo 17 anni senza avere la internet tra le palle.

life facebook sucks.

e.

*no, non si chiama amilcare però ha un nome quasi altrettanto bello

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4 commenti

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4 risposte a “il mio sociale è il pulmetto.

  1. Ma la vita non è Feisbuc.
    Anzi, forse sì.

  2. Bella eh? la vita vera?
    Io facebook non lo userei, non fosse che se non lo fai sei un po’ tagliato fuori…

  3. la vita non è facebook. alcuni però ci passano la vita.
    Non sono una grande fan dei social network, non sono simpatica in poche righe e spesso neppure in molte.
    Ho un account. non mi sentivo neppure tagliata fuori. non sento variazioni di rilevanza ad averlo o non averlo per ora. nel dubbio lo ho.

  4. nelle vacanze di natale è passato mio fratello a trovarmi. Lo vedo di rado perché vive a 200km di distanza, anche se me ne basterebbero 50. C’era anche mia cognata che ha chiesto a mio figlio:”hai facebook?” e il giorno dopo già chiedeva la sua amicizia. Per fortuna io non ce l’ho, altrimenti rovistava anche tra le mie cose!

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