dati tecnici e voci di corridoio e mali di testa.

a: quale è il gatto che ha male?

e: quello con la fascia rosa

a: non potevi dirmi il colore del gatto?

no.

perché ho paura che si sentano discriminati se li identifico per colore o per altre cose che si notano al primo sguardo, ad esempio “il gatto con la coda storta” “il gatto che sembra una cipollina” “il gatto con la cravatta” ho paura che si sentano in difetto.

Ieri e anche sabato ho subito craniosacrale e non starò a fare un nuovo lunghissimo trattato sull’argomento, nonostante l’argomento mi sia caro non starò ad enunciare tutte le cose, nonostante la craniosacrale di ieri fosse mirata a liberare le vie dell’espressione io non dirò molto. Dirò solo che mi son messa a piangere. Non a piangere come un vitello ma a piagnucolare piuttosto, mi sono schiacciata il naso perché mi vergognavo e perché volevo contenermi anche, è stupido ed è assurdo e non sarei ne la prima ne l’ultima che lacrima addosso a un terapista ma io non volevo.  Una situazione che mi puzza di vecchio, una mia ricorrente, non voglio mai far vedere fragilità e debolezza o spiragli di una me indifesa, soprattutto a chi mi ha a cuoretto, soprattutto a chi ho io nel cuoretto, per non deludere, per non ferire, per non far impensierire o incupire le persone. Son capace di piangere come un vitello nel mio letto, al corso yoga, camminando per strada, in pulmetto, quasi ovunque e non voglio piangere mai davanti a chi mi è caro. Non voglio piangere più, non voglio piangere nella craniosacrale in particolar modo perché a parte la mia premessa sulle lacrime allo stato attuale non riesco a spiegarmi il pianto oppure riesco ma mi racconto un milione di balle per infossare il motivo del pianto. Come in quel periodo che mi pareva di stare daddio e però sognavo di merda. La cs di ieri mi ha spolverato via qualche stronzata, la cs di ieri è stata un’onda, ha slivellato la mia emotività e se non stavo attenta oltre alle lacrime usciva un sacco di male, un sacco di merda.

Questa mattina mi hanno fatto ricordare del mio periodo di montagna, di quando andavo ad Asiago, di quando facevo finta di andare a funghi e di quando c’è stato un casino coi nonni, che i nonni avevano delle regole guida fondamentali per i nipoti che soggiornavano con loro in estate, regole che suonavano come:

– mai far preoccupare i nonni se no vai a casa

– mangiare tutto e a tutti i tre pasti principali più merenda a metà pomeriggio col gelato biscotto

– fare cacca almeno una volta al giorno se no sei da clistere

– mai dire alla nonna che hai fatto cacca se non è vero e dimostrabile

– non fare tardi se no i nonni si preoccupano e vai a casa per non aver rispettato la uno

– non uscire con la pioggia o col maltempo

– non arrivare a casa sporchi o bagnati o inzuppati

– non ammalarsi e non farsi male se no i nonni si preoccupano e vai a casa per non aver rispettato la uno

Io quella volta ero uscita che era strano il cielo, non pioveva ma le montagne erano scure scure e c’era un vento di merda, era così forte che non piaceva neppure a me. Sono andata al maneggio e non mi hanno lasciata montare perché i cavalli si innervosivano a vedere cartelli stradali che gli volavano sopra la testa mentre loro lavoravano, ci hanno lasciato vedere che ferravano i cavalli nella stalla. Son rimasta dentro alla stalla coi miei amici, ha iniziato a piovere, a diluviare, e io non ho messo il naso fuori perché se no mi inzuppavo e poi dovevo tornare a casa dai miei, la pioggia è cessata in un’oretta, ero perfetta per un rientro asciutto asciutto a parte che per le scarpe, non ero bagnata, non ero uscita con il maltempo che il maltempo è arrivato dopo, non sono rientrata con il maltempo che il maltempo era cessato prima.

tutto bello.

a parte mio nonno. Mio nonno mi ha cercata in giro tutto il pomeriggio, credo si sia portato dietro un raffreddore per tre giorni poi. Non capisco come mai quella volta non mi avesse cercata nella stalla che era davvero l’unico posto buono dove cercarmi.

Non mi hanno mandata a casa ma hanno piantato su un casino di merda, hanno telefonato alla mamma, al papà, lo han detto ai vicini, non mi hanno messa in castigo e non usavano dar botte ma me ne hanno dette ben cinque.

Una volta poi, qualche tempo dopo sto fatto della stalla, stavo giocando su un campo e ho pestato del filo spinato, mi ha rotto le scarpe e mi si è infilato sul tallone, si lo so fa schifo ma anche male, era pieno di ruggine. Non volevo dare una nuova preoccupazione ai nonni, non volevo che mi mandassero a casa, non volevo deluderli, arrabbiarli, disperarli, non volevo nulla di tutto questo. Non ho detto nulla allora, ho aspettato che la ruggine mi lacerasse tutto quel giorno e tutta quella notte e per poi il giorno dopo privarmi dell’uso del piede. Non mi hanno mandata a casa neppure quella volta i nonni, neppure se ho rischiato di farli preoccupare di avere il tetano, perché mi amavano i nonni e mi amavano anche se ero cazzona, fragile, debole, non resistente ai chiodi, mi amavano anche se piangevo i nonni solo che io lo capivo sempre un pochetto dopo.

quasi dimenticavo, la casa editrice che ha seguito il mio caso usa preparare booktrailer, oggi ne ho visto uno e a me è tanto piaciuto, è questo enjoy.

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2 commenti

Archiviato in io ti amo e tu lo sai, she's

2 risposte a “dati tecnici e voci di corridoio e mali di testa.

  1. mi hanno fatto morire le regole dei nonni. E il booktrailer non è il tuo, vero?

  2. le regole dei nonni han fatto morire anche me in altri tempi.
    no clay, il mio boh…il mio se ci sarà non mancherò di farlo notare, sai che son pesante su ste cose.

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