un sabato qualunque un sabato italiano.

l’altro giorno ero in ufficio e avevo una giornata di merda, era ieri, un sacco di lavoro e una vita privata quasi inesistente a parte qualche sms e poche, pochissime, telefonate alle amiche, alcuni ingressi nei social network, insomma ieri tutto il peso di questa stagione me lo sentivo addosso e invece di far finta di no, invece di fare la solita macchina da guerra dentro all’ufficio mi sono abbandonata alla stanchezza, l’ho lasciata passare e ho fatto si che mi deteriorasse la giornata.

A ore 7,50 ero affabile come un grizzly insomma.

il mio collega compagno di banco, che oltre essere esteticamente piacevole è furbo, ha abbandonato la postazione dieci minuti dopo il mio rientro al distributore di bevanda al gusto caffè.

Dopo la bevanda al gusto caffè ho pensato fosse un buon momento per una sigaretta, erano le nove e qualcosa e io ancora non ero morta e non avevo ucciso nessuno, mi pareva bello commemorare il momento insomma e allora sono andata nel ballatoio con sti trenta gradi di ombra e mi sono accesa la sigaretta dando le spalle a più cose potevo dar le spalle in quel momento. Quando sono stanca o incazzata o stanca e incazzata in genere non ti guardo in faccia, anfatti di me capisci che sono stanca o incazzata o entrambe perché o ti ho dato un calcio sui coglioni o ti sto dando le spalle che non ho la forza o la voglia di guardarti in faccia. Mentre davo le spalle a tutto quello che riuscivo a dar le spalle sento sta voce insistente e fastidiosa “meowww, meeeeeeeeeeeeeeooooow, meow” e decido di non girarmi perché ero davvero stanca e incazzata e perché a venezia è pieno di gatti e perché sapevo che se mi giravo ero fottuta. Siccome non sono capace di tenere una posizione se sono stanca al terzo meow mi sono girata, è stato un attimo, io lo ho guardato, lui mi ha vista che lo guardavo, io ho abbassato lo sguardo un secondo dopo di troppo, lui ormai era già li. Ha fatto le scale come non le vedevo fare da anni a nessuno, anzi in onestà mai nessuno diretto al mio ufficio ha fatto le scale in quel modo da che lavoro li (nove anni), lui si, il gatto nero rompicoglioni con la voce fastidio in tre secondi secchi era a farsi il pelo sul mio polpaccio nudo.

Siccome ero stanca e incazzata e non cretina l’ho fatto entrare in ufficio e ho chiuso la porta, siccome non avevo voglia di parlare con nessuno ho telefonato al mio collega, gli ho detto di venire in reception che ero con un gatto nero trovatello e di fare il numero di telefono che il trovatello aveva sul collare.

Siccome ero stanca e incazzata si è capito subito che quella meglio per stare col gatto vagabondo ero io, stavo attenta alla porta che qualche mio collega entrando o uscendo non lo facesse scappare, rispondevo al gatto ogni volta che lui mi chiacchierava, volevo dargli acqua ma poi ho pensato che no e che era meglio se faceva tutto il proprietario che sarebbe arrivato a breve. Mi son seduta sul divano dell’entrata e sto gatto che mi guardava da terra e forse voleva le coccole ma io non ero in vena, ero un supervisore attentissimo ma non affettuoso, a sto gatto a un certo punto è girato il cazzo ed è venuto a sedersi vicino a me, gli ho messo una mano in testa, lui ha chiuso gli occhi, gli ho toccato la pancia, si è disteso e poco a poco si è rilassato, un minuto dopo dormiva di fondo, così di fondo che quando mi sono alzata per aprire la porta al proprietario non si è proprio accorto, si è reso conto quando lo hanno preso in braccio e io gli facevo ciao con la manina.

Mancava da casa da due giorni, io mi ero accorta che era asciutto asciutto, facile che non abbia mangiato anche per due giorni, non era neppure la sua prima fuga, per questo il numero di telefono sul collo (a venezia non si usa) perché lui va sempre in giro e si perde. Si è messo a dormire con me perché doveva essere proprio stanco e deve aver capito che ero li a supervisionare che arrivasse la sua famiglia e che con me chiuso dentro all’ufficio era al sicuro.

Non mi consolo con le vicessitudini di altri, neppure per quelle del gatto, ho empatizzato ma solo un poco, ho pensato che in quel luogo e in quel momento avrei voluto anche io qualcuno che mi supervisionasse, qualcuno che si prendesse cura di me mentre io dormivo, bastava anche il gatto.

 

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1 Commento

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Una risposta a “un sabato qualunque un sabato italiano.

  1. TrediciNera

    ce l’hai.Il tuo 69

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