reckless in Venixe

 

Dovevo andare a fare una commissione e l’unico momento buono risultava la pausa pranzo, ne ero felice perché nonostante io lavori a Venezia (che è bello, non è porto marghera) non esco spesso in pausa pranzo, sono molto pigra e declino gli inviti a uscire perché fa caldo o perché fa freddo o perché ho le mie cose. Avevo da fare questa commissione e non ho invitato nessuno dei miei colleghi ad accompagnarmi, in genere avrei chiamato almeno l’Andrea che è alto, e di bella presenza,  e si parla tanto, e quando si esce è sempre da ridere e però io dovevo fare questa cosa e mi era stato detto “lasciati ispirare” e ho quindi deciso di andarmene per calli in solitudine.

Alle ore 13 in punto sono quindi uscita dal mio ufficio, ho pensato che il sole mi dava fastidio e che forse la nonna era nel giusto quando mi diceva che il sole dei mesi con la erre in mezzo non è un buon sole, quel sole mi infastidiva il naso che è diventato asciutto e lo sanno tutti che il naso asciutto vuol dire che ti stai costipando. Faceva un caldo di merda e io ovviamente uscita di casa sei ore prima non ero vestita adeguata, ho pensato che il miglior modo per lasciarmi ispirare era arrivare nel modo più veloce possibile in campo santa margherita. Siccome son Veneziana e voi no mi sento in dovere di spiegare che quel giorno per arrivare in campo santa margherita ho preso le sconte per arrivare prima di tutti quelli che non sono Veneziani.

Una volta arrivata in campo mi è salita una sensazione di nausea mista alla costipazione da sole di mese con la erre, mercato del pesce ancora attivo a ore 13 e venti, cervicalgia che mi accompagna da scorso aprile. Sono andata diritta verso il negozio che avrebbe dovuto ispirarmi, ero tutta contenta e non vedevo l’ora di portare a termine questa missione che era importante, era una missione per il mio amico J e le missioni del J in questo preciso periodo storico vengono anteposte a un sacco di altre missioni. Il negozio era chiuso, avrebbe riaperto alle 15,30, ce l’avevo in culo, la pausa pranzo finisce alle 14.

Furiosa più dell’Orlando ho ripreso a camminare come se mi inseguisse un orso bianco, siccome erano le 13 e ventitre ho pensato che potevo fare la strada normale, una via di mezzo tra la sconta e il percorso dei turisti, ho imboccato la calle, ho percorso il ponte saltellando, ho imboccato un’altra calle, ho svoltato a destra perché a sinistra c’è il canale, ho fatto l’angolo, mi sono fermata, ho camminato all’indietro per tre passi

era come se mi avessero afferrata per il cappuccio.

Un odore fortissimo che non ho riconosciuto subito mi si è installato nel rinencefalo e il rinencefalo lo sappiamo tutti che è la cosa più primordiale in assoluto che esiste all’interno del nostro cervello. Era fortissimo, era odore di trementina misto a olio, misto a retrogusto di pesce, mi ha afferrata per il cappuccio. Mi sono bloccata davanti alla piccola vetrina che faceva angolo e ho buttato l’occhio sulla prima cosa che capitava a tiro, una tavolozza, una vecchia tavolozza usata da qualcuno di famoso, non riuscivo a disincantarmi gli occhi. Sembravo un bimbo che guarda la vetrina di una cioccolateria.

Sono rimasta immobile davanti alla bottega del pittore a fissare il nulla per secondi che parevano ore, drogata e in assoluta dipendenza da quell’odore. Ho alzato gli occhi e ho visto i suoi, due occhi sorridenti, le labbra leggermente incurvate verso il basso e due occhi sorridenti, tra le mani una tavolozza meno vecchia di quella in vetrina ma comunque usurata.

Una scintilla di vita.

Stavo per andarmene e però non riuscivo, ero imbarazzata perché lui di sicuro aveva visto la scena del mio arrivaggio li, ho mosso un passo e mi son bloccata, ho continuato a guardare la vetrina, ho rialzato lo sguardo lui continuava a sorridermi con gli occhi, ho preso coraggio, mi sono infilata le mani in tasca e non mi sono voltata mai.

Una scintilla di vita.

 

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1 Commento

Archiviato in cose arancioni, io ti amo e tu lo sai

Una risposta a “reckless in Venixe

  1. Non so perchè, ma adesso sto pensando a una tua espressione che per ovvi motivi non riporto qui.

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