giacché.

Non ho alcuna difficoltà ad ammettere che se si tratta di ordinare un numero maggiore di due caffè io non sono in grado. Sbaglio il punto di vista, mi metto nei panni di un barista che però si mette nei panni del cliente e quindi si da vita a un circolo infelice nel quale inevitabilmente ci sarà un esuberò di caffè o una carenza di caffè o il numero corretto di caffè e però almeno uno sarà sbagliato. Il cliente normale dice: due macchiati un ristretto un lungo. Kerika dice: 4 caffè di cui due macchiati caldi uno corto e uno lungo. E’ tutto sbagliato, il barista mi malguarda ed è mattina e così presto che nessuno dei due ha troppa voglia di indagare sul numero esatto di caffè e di macchie e poi ci si distrae un attimo e poi “avevo detto lungo…questo è corto” “dammi lo rifaccio” “no va bene lo bevo lo stesso”. Ho smesso di ordinare i caffè al banco tre anni fa, non cambio mai bar per il caffè alla mattina così sanno già cosa prendo e siamo a posto, la volta che ho voglia di cambiare caffè non lo prendo proprio per non stressarmi.

La mia barista oggi, mezz’ora fa, aveva le frittelle al banco che a Venezia il carnevale impazza, le dico che quasi quasi…mi dice che sono tanto buone…le dico che sono a dieta che ho preso tre chili…mi dice che è impossibile che sono magrissima…le dico che no che lei è magrissima e che io ho preso tre chili…mi dice che io sono più magra di lei. Iniziamo a sorridere tutte e due e ci diciamo grazie all’unisono e ce ne sbattiamo le palle dei nostri tre chili cadauna in eccesso perché ai nostri occhi siamo magre e siccome viviamo sul momento questo ci basta.

Pensavo che leggere autori contemporanei è bello, una volta ho letto un post di una mia amica , se lo leggete è bello e  di divertenza e mi piace che lei abbia le palle necessarie a cantargliele, tanta gente direbbe “ma ti pare che fo le pulci a uno scrittore famoso” beh si e comunque concordo anche sul post. Comunque…da quando ho letto quel post ho pensato che forse è bello che qualcuno si trovi delle opinioni sui suoi scritti diverse dalle stelline di anobii, era un po’ che la covavo devo ammettere, insomma fatalità mi è capitato di leggere roba contemporanea, quello di breathers che avevo anche recensionato e poi più recente “la gente che sta bene”. Io cammino davanti alla Marsilio tutte le mattine, ieri li ho visti dentro a lavorare che erano le otto e dentro alla marsilio,  da fuori, riesci a vedere pile e pile e pile di libri e io lo trovo bellissimo alla mattina e tutte le mattine. Ho scritto una mail a ambo questi autori per mandare il mio parere personale, il mio punto di vista, le mie emozioni. Il libro di Federico è molto molto bello si sappia  e mi ha scatenato cose ed è da leggere, così come quello di Scott anche se profondamente diverso.

Sto lavorando a una letterina da mandare a Chuck Palahniuk.

Palahniuk, una volta una persona ha letto il mio libro e mi ha scritto “a tratti ricordi palahniuk” e io ho sorriso, la cosa uno di palahniuk è che ogni volta che lo devo scrivere vado a googlarlo e poi lo copio incollo, si anche ora. La cosa due di palahniuk (anche ora) è che ho letto un suo libro (diary) scorsa settimana, un libro che mi si è incollato alle dita, che non riuscivo a smettere di pensarci quando non potevo leggere e che per forza di cose ho dovuto tirar l’alba per finirlo, mi era impossibile dormire in ogni caso al pensiero di Misty. Era la prima volta che leggevo palahniuk (control v).

Nel libro di palahniuk (sì sì) a un certo punto sparisce qualcosa, ok sparisce una stanza e la prima persona che va a definire la sparizione la chiama “triangolodellebermudata”, accade all’inizio, è stata l’unica cosa per la quale mi sono sentita vicina a palahniuk, adoro giocare con le parole, amo le parole.

Pensavo a Fante. Da quando ho interagito con degli editor la mia vita di lettrice è cambiata, cambiata in maniera irreversibile, credevo che sarebbe cambiata la mia vita di una che ogni tanto scrive e invece è cambiata la vita di quella che più spesso legge, oggi è tutto buffo. Ho trovato un giacché in un libro di Fante, anche nel mio libro c’è un giacché, io non scrivo giacché, non è una parola che mi appartiene, non la considero non la sento mia, non ho forse una padronanza adeguata dell’italiano per inserirla al meglio, mi ricorda il mio primo fidanzato, non so, non è mia, è del mio editor. Pensavo a Bandini, a Fante, a Mencken. Magari neppure Fante usava il giacché.

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9 commenti

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9 risposte a “giacché.

  1. Diary non è male, però i miei preferiti sono i suoi primi tre: Invisible monsters, Fight club, Survivor.

  2. Giacché non leggo più una ceppa ed è stato già un miracolo leggere il tuo post, c’è pure un po’ di invidia nel leggere che leggi così tanto..
    I due libri che ho sul comodino mi guardano ogni sera con un po’ di rabbia e rassegnazione.. Gli altri invece aspettano che qualcun altro li coccoli.
    Sono momenti… si cambia di continuo, anche linguaggio e scrittura…

  3. Speaker, ho appena aperto il conto con palahniuk non mancherò di farti sapere.
    Zekkus, la volta che mi sentirai dire giacché dammi una botta in testa, non mi appartiene.

  4. concordo con speaker e rilancio con soffocare. e anche cavie ha un suo perchè…

  5. ok li leggo li leggo li leggo.

  6. Nsg

    Già la Marisilio fa gola. Io la guardo male ogni volta che vado a Venezia. Oggi sono un panino fatto di malinconia. Leggo Agatha Christie, perchè mi piace l’atmosfera, i gialli in luoghi chiusi, la meccanicità del racconto. Aspetta primavera Bandini è un must, ma non ho voce in capitolo io “boriosetta spocchiosa e inconcludente”.

  7. Nsg

    Sono stata definita così nella mail di risposta alla questione dello st(R)age. Con altri carini appellattivi che mi sento proprio di possedere. (:

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