una lista di cose e tempo per farle.

Ci sono eventi vicende alle quali pur di non partecipare mi farei martellare uno stinco da Anne Wilkes.  Mi capita almeno tre volte al giorno. Che si tratti di sentire racconti così insipidi e inutili da far cadere le palle orecchie, o che sia perché per caso passavo in corridoio mentre una ha detto all’altra il peccato segreto dell’anno, che si tratti di presenziare a noiosissimerotturedicojoni eventi per i quali mi sento un po’ che non sulla fiducia…per un motivo o per l’altro vengo tirata sempre in mezzo.

Nella mia vecchia vita devo essere stata una di quelle che non andava mai agli appuntamenti e che non telefonava per avvisare e che quando qualcuno desiderava parlarmi io parlavo sopra.

Poi c’è la cosa del gatto.

Quando apro gli occhi alla mattina il primo che vedo è il gatto, quando li chiudo alla sera l’ultimo che vedo è sempre il gatto, lo stesso gatto, Gennaro. Mi sono fatta più di un pensiero nel merito, soprattutto per la mattina che al mio risveglio i gatti hanno fame, più di qualche volta è capitato che il motivo stesso del risveglio fosse il gatto, poi ovvio che quando apro gli occhi lui si è già messo seduto e immobile ma io lo so che ha passato dei minuti a camminarmi sulla pancia per raggiungere l’obiettivo “sveglia-pappa”, infatti questa cosa del passeggiarmi sulla pancia capita di domenica quando secondo lui è tardi. Stamattina il Capitano è rientrato verso le sei, ha dato le pappe ai gatti e Gennaro si è messo a mangiare, a distanza di qualche bocconcino, il Capitano e i gatti hanno sentito la mia sveglia che suonava e Gennaro ha preso la fuga in direzione della mia camera (mi racconta la voce viva del Capitano), con aria vagamente preoccupata e la testa bassa a controllare il pavimento, infatti mentre io smadonnavo contro la sveglia Gennaro mi è balzato addosso per farmi vedere che era lì, presente.

Allora ho pensato che magari io ho i miei problemi e le mie cose di vita e lui i suoi, tipo “questa mattina sono arrivato in ritardo per svegliare la mamma” “spetta che vado a mettere a letto la mamma” “è il momento del divano con la mamma” “tra dieci minuti arriva la mamma” “cago fuori dalla cassetta per dimostrare quanto sono arrabbiato con la mamma”, il mio gatto un paio di vite fa deve essere stato un carceriere, di quelli bravi anche, che il metodo lo ha ancora tutto.

 

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