Se mi restassero dieci minuti di vita…mi fo una carbonara.

La nonna materna é morta a casa sua, in una notte di pioggia, mentre io avevo 18 anni e assistevo alla scena.
La azienda sanitaria locale ce la aveva rimandata a casa per l’occasione. Oggi non so, ma al tempo se uno aveva un tumore al fegato allo stadio terminale, beh lo dimettevano perché tutto quello che si poteva fare era stato fatto.
Il nonno materno, suo marito, era andato a letto presto quella sera come ogni sera della sua regolarissima e scanditissima vita. Lui aveva cenato alle diciotto e venti con me, mezza pizza col tonno e mezza forma di formaggio grana padano stagionato. A cena trattenevo le parole a stento che a mio parere se tua moglie ha tre ore di vita tu non devi mangiare il formaggio grana, tu devi stare con lei.
Quella sera ero obbediente così sono stata zitta e l’ho lasciato fare anche se ero in disaccordo.
Ho svegliato io il nonno. Le ore di vita della nonna sono diventate improvvisamente “spero il nonno si svegli in tre secondi e col colpo di reni se no non farà in tempo a salutarla” o almeno così credevo io.
Il rumore del suo respiro partiva dal profondo del suo petto, più tiravo l’orecchio più si faceva distante.
Il nonno ha impiegato venti minuti a sedersi sul letto e infilarsi le ciabatte, altri venti minuti per raggiungere la stufa in corridoio. Aspettavo raggiungesse la camera della nonna in almeno altri dieci ma lui ha preso la via del soggiorno e subito dopo la cucina. Ha iniziato a far casino con le pentole. Lo guardavo affacciata alla porta mentre preparava una minestra con l’omogeneizzato plasmon al gusto vitello. Passavo dal pensare “mio nonno é un testa di gran cazzo e io non me ne sono mai accorta” al “forse crede che se finge di non aver sentito non è mai accaduto che sua moglie stia morendo”.
Le ha preparato la minestra, gliela ha portata in camera, ha provato a fargliela ingoiare dopo averla accuratamente soffiata. Lei respirava e la minestra cremosa le formava delle bollicine sulle labbra.
La nonna è morta dopo un’oretta, il nonno aveva ragione c’era tempo e magari, visto che i nonni materni erano la versione romantica di Biancaneve col principe Azzurro, lui aveva delle percezioni a livello di cuoretto che chi cazzo mi credo di essere io per dirgli cosa fare.
Sono stata male da non poter camminare e male da credere di non potere sorridere mai più. E’ accaduto negli ultimi giorni, un combo di malessere fisico e psicologico che levati.
Il giorno che sono stata dimessa dall’ospedale, autonomia di deambulazione in solitaria dodici minuti, mi son messa in cucina, mi son messa a far casino con le pentole, ho fatto il vitello tonnato e le melanzane alla parmigiana. I cuochi cucinano in piedi, corrono dal fornello al lavabo e dal lavabo al frigo e dal frigo al forno. Io ero seduta in centro cucina con tutto a mia disposizione, mi bastava ruotare la sedia.
Mi è venuto tutto di merda.
Il nonno quella notte cercava di essere normale, di sentirsi normale, di fare qualcosa di normale, per lui preparare gli omogeneizzati era la regolarità. Era in un momento di assoluta impotenza che non poteva salvare la vita alla nonna, nessuno poteva. Il nonno ha fatto tutto quello che si sentiva di fare per aiutarla, e anche se non se la sentiva. Mi piace credere che la nonna abbia capito che era lui ad imboccarla, del resto chi altri.
Mi piace credere che se sono in grado di cucinare vuol dire che sto bene e se tutto è venuto di merda è perché il cafonetto della macelleria il taglio di carne me lo ha dato con poco amore e le melanzane erano guaste.

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9 commenti

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9 risposte a “Se mi restassero dieci minuti di vita…mi fo una carbonara.

  1. TeS

    superfluo dire che ho pensato, nella mia infinita ingenuità, di trovarmi un post di un tono un pò diverso.. mah, se sono sempre stata io stessa a dire: mai dare niente per scontato, comunque.. tanti, troppi ricordi mi hai fatto venire in mente cara capitana…. comunque..
    Quel che è sicuro è che la carne era di merda e le melanzane erano guaste.. sicuro come la….insomma sicuro…
    TeS

    • Cara Tes, i ricordi ci saltano fuori anche se sono nascosti benissimo…lo si vede anche dal mio post che e’ anche per me uscito in un modo diverso da come lo ho titolato. Sicuro come la morte e la merda anche.

  2. Le.

    Iniziavo a chiedermi dov’eri finita!
    Spero che ti sia già ricreduta sul non poter sorridere mai più… buona ripresa, in corso o passata (che ti augurerei di più) che sia.
    E comunque lo fanno ancora oggi di mandare a casa i malati terminali.

  3. Siamai

    Nei miei ultimi dieci minuti vorrei realizzare di esser stata tanto in gamba, intelligente o figa o quello che vi pare, da piazzarmi accanto almeno uno che fino alla fine proverà ad infilarmi in bocca un cucchiaio di vita. Mi andrebbe bene minestra, purè o una qualsiasi sbobba a caso. Certo carbonara è meglio ma non mi starei a formalizzare.

    Per ora nisba.
    Siamai.

    • :) se va in mal parata fai come me e ti prepari una carbonara in autonomia. (cerco di far tornare l’arancione a breve)

      • Siamai

        L’autonomia è sacrosanta. Detto ciò ci son delle robe che condivise hanno proprio tutto un altro sapore. Come la carbonara, per esempio. (Io l’arancione son qui che l’aspetto e lo coltivo!).

  4. uno dei titoli più fighi (e con cui concordo) di sempre. kerika, una carbonara dei campioni, però, eh.

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