si tratta di questo.

Il mio gatto maschio è un consumista, sono anni che lo so. Non interviene quando apro il sacchetto del prosciutto, non gli interessa se ho cucinato un pollo, non mi caga, neppure di striscio, se gli propongo del tonno, tonno  da pescheria. La mia gatta femmina invece mi ruba il cibo dal tavolo non appena volto le spalle, che sia l’impasto di latte e pane per le polpette o che si tratti di pasta cruda appena pesata, non le interessa, lei mangia tutto. La mia gatta femmina sembra una gatta che ha fatto la guerra. Il gatto maschio se non sono le pappine con una foto di un gatto sulla scatola non sembra interessato. Lo dico perché mi è appena venuto in mente ma in realtà non si tratta di questo.

Si tratta di che ti ho sognato questa notte, forse dovrei dire anche questa notte. Eri in via case, io ero in via case e tu mi venivi incontro, camminavi, forse dovrei dire camminavi? io ero vicino a casa nostra e tu eri dalle parti del semaforo, era giorno. Noi due siamo il genere di persona che quando ci incontravamo sullo stesso lato di una strada uno dei due cambiava lato, forse dovrei dire eravamo quel genere di persona. Mi venivi incontro e io lo trovavo normale, camminavi e io lo trovavo normale, mi parlavi, mi hai chiesto dove stessi andando e io, beh, lo trovavo normale.

sono ancora il genere di persona che se mi chiedono “dove sei? dove stai andando?” non lo dico per partito preso, sono dati privati.

Ti ho detto che stavo andando a prendere le caramelle e tu lo hai tradotto in sigarette. Hai fatto bene, mentre dormo sono Zeno Cosini.  Mi sono svegliata ancora una volta che non sapevo se il sogno era questo in cui tu eri così o se il sogno è quello di questi ultimi tempi. Mi sono svegliata e mi sono ricordata chi sei, chi eri, chi sei stato e  come sarai domani? cosa sognerò questa notte? Ad ogni modo mi sono svegliata e lo trovo soddisfacente, come trovo soddisfacente trovare le motivazioni e le cause di questi miei sogni, fare introspezione,  priva di un analista, in possesso di qualche studio di psicologia clinica del vecchio ordinamento. Ambo le condizioni statiche da anni.

Ieri sera, nella penombra delle ventuno, sdraiata sul mio vecchissimo divano rosso leggevo Wallace, si trattava di una raccolta di racconti “questa è l’acqua”, si trattava dell’ultimo racconto,  mi ha commossa,  ma ho pensato fosse solo perché so cosa è successo poi, come a volte capita che un amico ti riveli delle parole, a cui dai un valore sempre troppo piccolo, il giorno dopo però al tuo amico accade qualcosa oppure a te accade qualcosa e tu ricordi le parole, e il valore quindi cambia, le parole prendono forza e ti travolgono anche se si tratta di momenti registrati. Si trattava poi del primo racconto di Wallace, ha toccato momenti che non ricordavo di avere trascorso, ha toccato attimi a cui ho partecipato senza viverli veramente, senza sentirli sul serio perché ero impegnata ad andare avanti, a sostenere altri, a tenere in piedi me stessa, così li ho ripercorsi ieri sera e questa notte poi sei tornato tu, con le tue gambe, con il tuo equilibrio, a chiedermi dove stessi andando a dirmi che mi avresti accompagnata.

Mi hai fatto un sacco di compagnia.

 

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Archiviato in la di lei vita, marino

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