tutto sbagliato, tutto da capo.

Non riesco mai a far contenti tutti, è un dato di fatto, è esperienza personale, è quello che accade ogni giorno. Ad esempio avevo creato questo evento pubblico per la presentazione del mio primo romanzo (a Verona il 18 gennaio alle 18 in Feltrinelli), oltre a renderlo pubblico ho inviato degli inviti a persone che abitano a un discreto raggio di distanza e persone che abitano più lontane ma che so che si spostano in Veneto a fasi alterne. Niente, ho sbagliato, l’amica che vive a Pechino non era contenta di non essere stata invitata. Non importa se è pubblico, non era stata invitata invitata invitata come altri. Allora ho detto che mi dispiaceva e stamattina come prima cosa ho invitato tutti all’evento. Ho avuto una bellissima e inaspettata reazione da una amica che sta distante, quelle reazioni alla “da cosa nasce cosa” e nel frattempo mi rimbombano le orecchie dalle bestemmie di tutti quelli che abitano a centinaia di chilometri da Verona, tutti quelli che un po’ me lo avevano già detto di evitare di invitarli a eventi lontani. Dove “lontano” assume un valore soggettivo, e non oggettivo, quasi sempre.

Il secondo caso di malcontento è quello del primo dell’anno, già lo subisco, il primo di gennaio è una giornata inferno, tutti vogliono farsi gli auguri, tutti hanno aspettative di apertura del panettone in compagnia, devo solo decidere chi non accontentare come prima cosa del 2013.

Potrei continuare con i casi di malcontento per ore, forse per anni. Cose piccole che fanno storcere un labbro, e cose che fanno rimuginare tutta la notte.

Ieri ho telefonato a una amica, non la chiamo mai di sabato perché so che ha le sue cose da fare, diciamo che il sabato non è il nostro giorno da conversazione. Lei mi ha risposto con tono serio, certo sentivo il suo sorriso dall’altra parte ma non era il solito sorriso, si era preoccupata che mi fosse accaduto qualcosa, perché il sabato non facciamo conversazione e allora lei si è messa in allarme. Ho pensato che è ingiusto, che per un motivo o per l’altro siamo sempre preoccupati, è ingiusto che alcune cose siano andate talmente tanto storte dall’avere amiche preoccupate per me. Mi sono ricordata di quella volta che le amiche non le ho chiamate, alla volta in cui le amiche dovevano sapere che era un brutto momento io ho mandato un sms, breve, brevissimo e che diceva tutto. Ricordo anche che nessuno ha risposto subito e che io ho colto quella non risposta come un bel segnale, era rispetto al dolore, non credo di sbagliare e inoltre, mancavano le parole.  Ricordo quei giorni come fossero accaduti ieri, in estate invece saranno tre anni, ne sono ancora sconvolta io e mi dispiace tantissimo che tutto ciò abbia un peso anche per loro. Perché parlo di questo? sono partita da semplici errori di comunicazione, da malcomprensioni, poi ho aperto il cerchio su quello che ancora mi fa male, e anche su quello che ancora mi fa bene, oggi è il trenta di dicembre, sono a fare bilancio, ho dei buoni propositi e non li ho messi giù su due piedi, sono emersi con calma.

. essere più costante e meno impulsiva, evitare di bruciare tutto con la spinta iniziale, trattare il mio tempo con più morbidezza.

.smettere di fumare, mi piaceva non fumare, avevo sempre extrasoldi in portafoglio e io ero diversa, sembravo meno nervosa.

. avere meno paura, spesso ho delle buone idee ma poi pecco nell’esposizione, mi vergogno, sono timida, devo avere meno paura di dire quello che penso.

. dire che mi dispiace quando penso sbagliato.

. non devo prendere tutto a cuoretto, devo dare un ordine alle cose, mi farà stare meglio, mi farà fare meglio.

. camminare di più.

. cantare di più.

. aggiungere/modificare buoni propositi nel corso dell’anno.

Fate buon duemilatredici.

 

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2 commenti

Archiviato in Il vino comunque è female lo si evince dall uva

2 risposte a “tutto sbagliato, tutto da capo.

  1. sul camminare di più mi trovi d’accordo

  2. sullo smettere di fumare trovi d’accordo me…

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