ieri.

Ieri ho lasciato l’ufficio un po’ prima dell’orario di uscita, tanto si sapeva che ci avrei messo un po’ di più ad arrivare al pulmetto. Venezia con la neve è bella, bella e silenziosa e soprattutto, visto che la neve così alta per le calli è una condizione straordinaria, a passeggiarci in mezzo ti convinci che forse tutto è possibile. Pensavo a questo mentre ero a Venezia, ero ottimista, per nulla nervosa e sì, già un po’ bagnata e il vento faceva male al viso ma lo spirito era buono.

Non c’erano gli autobus a piazzale Roma, anzi c’erano ma non riuscivano a lasciare o raggiungere Venezia, i vigili bloccavano e sbloccavano l’ingresso. Saremo stati in trecento lì in piazzale e però continuava ad esserci una sorta di silenzio. Sono salita sul primo pulmetto disponibile, quello che come prima cosa mi avrebbe portata oltre al ponte della libertà, ho deciso di preoccuparmi in seguito del resto del viaggio, una tappa alla volta. Ci abbiamo messo un’ora, abbiamo incrociato persone che attraversavano il ponte a piedi, automobili in panne, altri vigili, protezione civile. Poi c’è stato un lampo ma non ho sentito il tuono. Sono scesa a Marghera che dietro c’era il bus che portava sino a mirano e mi veniva comodo per le tappe successive.

Siamo rimasti chiusi dentro un’ora e mezza questa volta, perché Marghera è una città trafficata già di suo e ieri era incredibilmente trafficata, le donne nell’autobus dicevano tutte la stessa cosa alle persone a cui telefonavano “mi scappa pipì, non so quanto riesco ancora a tenerla”, e pensavo la stessa cosa anche io. Per un attimo ho pensato di chiedere all’autista del pulmetto se ci lasciava scendere tutte e farla in strada.

Quando abbiamo raggiunto i piedi del cavalcavia che da Marghera porta a Chirignago l’autista ha aperto le porte, ha detto che non ce l’avrebbe fatta, mi sono catapultata subito fuori, mancavano pochi chilometri a casa mia e certo fuori c’era una bufera di neve e i lampi, ma sono uscita lo stesso, non potevo stare lì dentro un minuto di più. Pensavo di essere serena, invece no, ho avuto paura, paura tanta, per la prima volta in quel giorno. Avevo detto alla mia famiglia che ero in pulmetto e invece non ero più lì, ero a piedi su un cavalcavia con una decina di auto in panne, con un centinaio di altri pedoni, non c’era molto spazio tra le auto e i pedoni e io ero terrorizzata dal fatto che potessero travolgerci. Non potevo telefonare per avvisare che ero in strada e che sarei arrivata comunque solo alla mia maniera, i telefoni non appena li tiravo fuori dalla tasca si bagnavano e non mi davano accesso a un cazzo. Poi ho visto una signora che non riusciva a partire, le ruote non si attaccavano e lei stava bruciando la frizione o non so cosa e quello che camminava davanti a me si è buttato fuori dal guard rail e ha iniziato a spingere da solo, ed era patetico, era ridicolo e un secondo dopo lo ero anche io patetica e ridicola, in due a spingere una macchina inchiodata in mezzo alla neve, e poi eravamo in tre e non abbiamo smesso di crederci anche se eravamo ridicoli, e poi quando eravamo in sette la macchina è partita e la signora ha ringraziato e noi abbiamo ripreso la strada senza parlare.

Pensavo che se mi fosse accaduto qualcosa di molto brutto non se ne sarebbe accorto nessuno e di nuovo che la mia famiglia mi credeva al sicuro in autobus.

Abbiamo incrociato una seconda auto, io e non so chi, tutti gli altri pedoni, poi una terza, poi una quarta e poi la quinta che era già con la protezione civile, poi altre due. Mi sono avvicinata alla prima e ho spinto con altri, tutti i pedoni spingevano qualche auto, a parte un gruppo di bambini tutti gli altri spingevano ed erano le ventuno ormai. Quando ho oltrepassato il cavalcavia e il cimitero delle auto e dei pulmetti ho pensato che non avevo più paura, che i marciapiedi erano distanti dalla strada da li in poi e che dovevo solo stare attenta a non infossarmi. Ho trovato un fazzoletto e mi sono messa sotto a una pensilina a telefonare, ho detto al capitano che la situazione era così e così e di non venirmi incontro che rischiava di rimanere bloccato anche lui e io non potevo farcela a spingere un’altra auto.

Ci siamo incrociati in una laterale vicino a casa mia, erano le nove e mezza passate, un furgone bloccava la strada, completamente impantanato, la protezione civile era dietro.

Ho messo ad asciugare le cose che indossavo, sui termosifoni, non ce la facevo a fare una lavatrice subito e ci sono stati dei black out. Sono crollati cavi telefonici anche.

Ho avuto freddo tutta la notte, ho fatto mettere una coperta sopra al piumetto ma avevo sempre freddo.

Adesso ho la febbre e sono molto molto stanca.

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