poteva andare peggio.

Il diciassette di maggio sarò al Salone del libro di Torino, è da quasi un mese che non acquisto libri in funzione dell’evento. La mia lista di libri che non ho acquistato conta vendici* elementi.

Questa notte sono uscita con Paul David Hewson, è venuto a prendermi sotto casa con una fiat cinquecento prima versione.  Era già fuori dall’auto quando sono uscita dal portone, mi ha aperto lo sportello, io penso che me lo immaginavo più alto. Credo sia un pensiero normale se non sei mai andata a un concerto del tuo quasi cantante preferito. Mi ha portata a mangiare una pizza, abbiamo preso mezzo metro di pizza in due, io ne  mangio venti centimetri al massimo, poi mi passa l’appetito. Gli chiedo se avesse prenotato e quando, visto che la pizzeria è piena di gente (e in linea generale in quella pizzeria è impossibile trovare posto di sabato), lui, una grassa risata e poi mi dice che non prenota mai, lui entra, si presenta, ed è abbastanza per ottenere un tavolo e una paio di cameriere svenute, in genere il miglior tavolo. Io inizio ad irritarmi e mi guardo intorno, ci sono molte persone che aspettano un tavolo, fate moltissime. Certo noi ne occupiamo solo uno, anche se è quello centrale, ma fa differenza. Vedo il signore alla nostra destra che controlla il portafogli, poi il listino e poi di nuovo il portafogli, vedo una bambina che aspetta il tavolo e osserva la nostra pizza abbandonata, vedo suo padre che le strattona la manina per impedirle di muoversi al di fuori del raggio di movimento che ha immaginato per lei. Sento la signora dietro di noi che racconta all’amica che equitalia vuole portarle via il divano.  Ho già sentito dire questa cosa nel pulmetto delle sette.

Paul David Hewson ordina un’altra birra, la cameriera è così celere che quando arriva mi tocca chiudere gli occhi per  spostamento di aria. Io sono a disagio, lui se ne accorge ed è deluso, dice che immaginava una serata diversa, il mio “anche io” è implicito nei miei occhi. Dice che sono stata tutto il tempo a guardare le persone, che ero con lui ma non ero con lui, dico che le persone sono importanti, non riesco a tacere, dico che avremmo dovuto aspettare un tavolo come tutti gli altri.  Paul David Hewson, anche se me lo aspettavo più alto, quando si alza in piedi arrabbiato mi fa sentire piccola. La bambina riesce a liberarsi dalla stretta del padre e si avvicina al tavolo “è il nostro?” chiede, così mi alzo anche io. Nel tragitto in auto siamo in silenzio e io sono dispiaciuta perché se c’è una cosa che a volte mi ha scaldata tanto, è la sua voce. Inizio a canticchiare “beautiful day” lui tace, ormai siamo sotto casa, scende per aprirmi la portiera e mi dice che siamo diversi. Gli dico che invece siamo uguali ma che non se ne accorge, si sente al di sopra, sbaglia. Mi volta le spalle.

Allungo un braccio e trovo il gatto.

Immagino che fare sogni di questo genere sia normale se vai a letto con mezzo metro di pizza nella pancia, che poi poteva andarmi peggio, potevo uscire con Justin Bieber.

*più di dieci, meno di venti.

 

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7 commenti

Archiviato in Il vino comunque è female lo si evince dall uva

7 risposte a “poteva andare peggio.

  1. zekkus

    Il problema è quando queste cose accadono nella realta.
    E di solito poi.. va peggio!
    Momemto di ottimismo!
    Sei molto onesta anche nei sogni.. brava!

  2. gran bel sogno! io con questa storia degli ebook, ne ho comprati così tanti che ci metterò un paio di vite a leggerli.

  3. jeanduyacht

    Poteva andarti molto peggio, potevi uscire con Gigi D’alessio.

  4. stavo leggendo una trilogia erotica ambientata a Venezia quando mi sono chiesto: “Che fine avrà fatto Erika?”

  5. sto molto bene! ora leggo il tuo nuovo articolo

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