sempre.

Qui fuori, in terrazzo, piove. Io sono contenta.

Sto scrivendo dal mio divano rosso, il tavolino provvisorio ha iniziato a dare cenni di cedimento, desidera un contratto migliore. Lui è il mio tavolino provvisorio da tre anni. Il mio divano è a dieci centimetri dalla porta finestra che da sul terrazzo. Non posso stare seduta perché il tavolo provvisorio, se lo abbasso, crolla, gli stan cedendo i piedini che sostengono il banco, che sostiene il mio pc, che sostiene le mie dita. Così non posso stare seduta, sono accovacciata, ginocchia al petto, piedi sul divano, schiena tutta storta, la porta aperta fa entrare l’aria umida di pioggia, che ha quell’odore un po’ così, che può piacere o non piacere (io personalmente lo amo).

A volte, quando ero più piccola, in estate ero in montagna. Si andava ad Asiago, io ero piccola, in principio, poi, un giorno, sono diventata giovane. Non capivo niente, mi sfuggivano un sacco di cose, troppe. Non capivo che essere a Asiago e non mangiare il formaggio era da sciocchi, non capivo perché mio nonno fosse così entusiasta della polenta sopressa e funghi. Non capivo perché ci andasse… a funghi, che li avevano anche dal fruttarolo, però ecco, mi accorgevo sempre di quanto fossero stupende le giornate in cui si andava a funghi. I migliori funghi, il nonno, li ha raccolti dopo un giorno e una notte di pioggia, notti in cui il tetto mi aveva tenuta sveglia tutto il tempo, se hai dormito in montagna con la pioggia almeno una volta lo sai.

E i giorni di pioggia.

Andavo al maneggio, anche se la nonna non era troppo d’accordo, erano i giorni in cui il mio maestro di equitazione si prendeva più tempo per i suoi cavalli. Li ferrava. Un pochino li ferrava e un pochino si metteva a cantare.

Nei giorni di pioggia, in principio, mi preoccupo dei miei capelli, poi per forza di cose mi passa, una volta che son bagnati amen, non ci posso fare niente, sono e continueranno a essere disobbedienti.

Viaggio sempre senza ombrello, questo accade dopo i mesi di vita nello Yorkshire, quando ho capito che “estate”, a volte,  è solo una parola e che ha poco o nulla a che fare con il clima, ho anche capito che l’ombrello era sopravvalutato.

Una volta siamo andati al lago di Santa Croce (o a Santa Croce sul lago), ricordo che gli altri bambini mi chiedevano se ero tedesca, perché la mamma mi aveva portata via in pantaloncini corti, maglietta, bretelline e treccia, e loro erano in felpa. C’era il papà del mio papà, sì, mio nonno anche lui ma non lo stesso dei funghi, questo mi ha lasciata tirare il boccino delle bocce, pioveva.  Ci siamo messi in strada presto per tornare a casa, che il giorno dopo la 127 celeste fiat doveva fare il collaudo. Ne abbiamo presa tanta, ma tanta, ma così tanta che la 127 si è fermata ché aveva le candele bagnate, e io ho dormito in auto. Comunque il collaudo lo ha passato e ci ha portati in giro per tanti altri anni.

Una volta che c’era la pioggia Johnny e Baby volevano fare una gita in macchina, e lui aveva lasciato le chiavi dentro e ha sfondato il vetro e lei ha riso forte.

In linea generale, quindi, quando vedo che si prepara a pioggia, sono sempre molto contenta.

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3 commenti

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3 risposte a “sempre.

  1. anche a me piace molto la pioggia

  2. speakermuto

    Era un po’ che non ti si vedeva. Bel rientro.

  3. ne sono contenta Clay.
    Grazie Speaker.

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