E se poi mi innamoro, pazienza.

Il titolo di questo post è quello del mio nuovo romanzo, un testo che ho scritto tra fine 2011 e inizio 2012. Esce il 28 gennaio 2014, l’editore è Piemme. Avevo dato un titolo diverso e ammetto senza difficoltà che inventare titoli non è la cosa che mi viene meglio, ne avevo dato uno che richiamava un qualcosa, sì, ma che era comunque inadeguato. Un titolo chiuso. La mia editor, in una telefonata di fine luglio, mi disse questo titolo, ricordo che sul momento sono rimasta zitta, l’ho lasciato decantare nella mia testa qualche istante, poi ho sorriso, e le ho detto che lo trovavo bellissimo. E così è, mi fa lo stesso effetto di alcune canzoni, più le ascolto più le ascolterei.

Sono reduce da un evento letterario, eravamo in cinquanta con almeno due interessi comuni (libri e socializzazione). Tutto organizzato da PescePirata, abbiamo parlato di scrittura, di manoscritti, di lettura, per un po’ sono stata seduta vicina a Gianluca Morozzi, so che lo sapete ma lo dico per i più distratti, è un bravissimo scrittore; per un po’ sono stata seduta nello stesso banchetto di Sara Deodati, che è una editor e agente letterario, per molto tempo sono stata seduta vicina a Massimiliano Tosarelli che è un portatore sano di cultura (e poi edita e fa scouting). E’ stato molto bello, divertente, e di certo formativo (formativo anche per le cose piccole, non è che mi capiti tutti i giorni di tener banco con un microfono in mano). Poi c’erano una cinquantina di persone, ad ascoltare, un centinaio di occhi attentissimi e orecchie allungate e a un certo punto il dibattito convergeva sulle storie, sul fatto che spesso capita che qualcuno scriva una storia e poi quella storia la invia a un editore o a un’agenzia, o a tutte e due le figure, senza rileggerla. Lo dice nel corpo della mail, o nella scheda di presentazione “ho scritto questa storia di pancia, ancora non l’ho riletta”, mi è venuto un brivido. Non è di certo il mio caso, leggo e rileggo, correggo, sistemo, aggiusto, non sono mai del tutto contenta, mi terrorizza il pregiudizio psicologico nella rilettura, mi sogno i refusi di notte. Non riesco a pensare di inviare un testo senza averlo riletto, non riuscirei mai a mandar via una primissima stesura a un editore, ma diciamolo, neanche alla mia migliore amica darei da leggere la primissima stesura. 

Sto riflettendo su questa cosa in questi giorni, un po’ perché avendo l’uscita a gennaio subisco (ed è piacevole) l’aria carica di energia, un po’ perché comunque amo i concerti dal vivo. Ho iniziato a scrivere di Carlotta a fine 2011, l’idea di quel romanzo mi ha travolta mentre stavo facendo tutt’altro, quando l’ho interiorizzata, e mi sono messa a scrivere, era quasi completa, avevo ben chiaro inizio, svolgimento, finale, i contorni erano ben delineati, mancava giusto qualche sfumatura ma il grosso era già tutto nella mia testa. L’ho scritta perché mi è sembrata una bella storia da raccontare, e devo ammettere che non avevo grandi pretese di pubblicazione, non ci avevo pensato, non subito. Ho cominciato a pensare a un editore solo dopo che il romanzo è piaciuto al mio ex agente, ho cominciato a pensare a un grande editore solo dopo aver ricevuto dei bellissimi complimenti da un altro grande editore. Sono riuscita a realizzare solo pochi mesi fa, quando ho visto il layout di copertina, che quella storia uscirà davvero a gennaio. 

Amo i concerti dal vivo, ti travolgono di un’energia inarrestabile, sul filo della violenza. Ma devi essere lì per goderne a pieno, e non c’è la stessa energia se rivedi il concerto dal vivo su youtube, diventa un’altra cosa, ti accorgi che il cantante ha stonato, che la batteria ha perso un tempo, che quell’assolo di chitarra (geniale) forse in live è più incerto. E non è così per tutti i gruppi, ci sono anche quelli che a riascoltarli dal vivo non succede niente di brutto, anzi, aggiungi crediti. Ma quelli sono mostri di bravura, rarissimi. Il lavoro in sala di registrazione è un’altra cosa, è fatto per durare nel tempo, ci sono alcune canzoni per le quali ho paura che la SIAE venga a chiedermi altri soldi, da quanto le ho riascoltate, e con i lavori da sala di registrazione la sensazione è opposta a quella del dal vivo, più ascolto, più riascolterei. Mi godo il timbro pulitissimo del cantante, la batteria che entra esattamente quando è il momento di entrare, l’assolo di chitarra che ti porta altrove. 

I tempi editoriali sono la sala di registrazione, un lavoro coordinato tra editor e autore, non solo, c’è l’ufficio grafico, c’è la revisione delle bozze, l’ufficio stampa, l’ufficio diritti, la verifica dei crediti, del copyright, tante altre figure che non mi vengono in mente in questo momento. Il fine è di fare avere al lettore un prodotto editoriale il più perfetto possibile, privo di stonature. Certo, resta l’incognita del piacere soggettivo,  ma al di la di questo il lettore deve avere tra le mani un libro non meno di perfetto, dal punto di vista della scrittura, della forma, del formato. Chi prende in mano un testo per la prima volta (editore o agente) lo sa che la maggior parte delle volte si trova a un concerto dal vivo, questo è giusto. Altamente sconsigliato è inviare le prove di canto sotto la doccia.

 

 

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8 commenti

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8 risposte a “E se poi mi innamoro, pazienza.

  1. E se poi mi innamoro, pazienza!
    Lo aspettiamo con impazienza!!
    Yeah

  2. r3dz

    il promemoria per ricordarsi dell’acquisto è stato calendarizzato, nell’attesa buona pasqua. o no? wait.

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