di Ancona, delle amicizie, del mondo che è un orticello.

Il piano originale prevedeva che io mi alzassi dal letto, con il colpo di reni, contestualmente all’allarme della sveglia, settato a ore sette.

Quello che è accaduto (invece) è che stavo ancora poco bene dal giorno prima, in piena carenza di energia, impossibilitata a uscire dal letto, con giramenti di testa a ogni movimento. Sono riuscita ad alzarmi alle otto e mezzo, con evidente ritardo sulla tabella di marcia, e lasciare Venezia in favore di Ancona poco prima delle dieci.

Per tutto il viaggio di andata (po’ meno di quattro ore)  passavo dallo stato comatoso allo stato zombie. Il Capitano secondo me era contento che non cantavo.

Arrivati ad Ancona centro i miei amici mi hanno vista ma io non ho visto loro, così abbiamo rifatto il giro del piazzale, poi di nuovo loro mi hanno vista e io continuavo a non vedere loro, anche se si sbracciavano. Abbiamo parcheggiato fiduciosi che fossero lì, c’erano ed erano bellissimi. Siamo andati a pranzare in un posto dove fanno la pasta fatta in casa, ho ceduto un po’ della mia porzione al Capitano che ha fatto finta di fare i complimenti.

Siamo andati alla Feltrinelli, Carlotta che mi salutava dalla vetrina, siamo entrati alla Feltrinelli, Carlotta che mi salutava dalla classifica locale, forse l’ho solo immaginato ma mi pareva dicesse “ciao mamma”. Sono salita al piano di sopra di Feltrinelli e c’era Beniamino che era il mio relatore. Abbiamo fatto sedici foto buffe insieme, tutte venute mosse e un po’ male, ma ridevo tantissimo.

I miei amici poi ci hanno portati a Portonovo, il Capitano si divertiva un sacco nel pieno della digestione a farci fare i tornanti con l’automobile con le sospensioni in assetto rigido da corsa. Portonovo è bellissimo, c’erano i germani e le anatre e poi i miei amici dicevano che se arrivavano i gabbiani le anatre scappavano. I gabbiani delle Marche sono grandi un terzo dei gabbiani veneziani, infatti quando arriva un gabbiano veneziano non è che scappino le anatre, scappo io.  Il monte Conero ha iniziato a fare ombra dopo una mezz’oretta. Noi eravamo sulla spiaggia con alle spalle la pineta, ogni tanto mi arrivava una zaffata di salsedine e ogni tanto una di pineta.

Poi sono tornata ad Ancona, il Capitano è partito in escursione con i miei amici, io ho fatto amicizia con Beniamino invece, e il suo barman di fiducia. Abbiamo riso molto, ci siamo raccontati aneddoti, il tempo un po’ è volato e siamo andati verso la libreria.

Una cosa molto bella che è successa è stato che prima della presentazione abbiamo iniziato a chiacchierare di libri, in principio parlavamo io e lui e basta, poi si sono infilate nel discorso le persone che erano lì, e quelle che erano parole sottovoce sono diventate dibattito.

Un’altra cosa molto bella è che a fine presentazione una mia amica è arrivata tutta trafelata, in corsa, un po’ con fare timido da sono in ritardo e un po’ da “fermi tutti e continuate a parlare” e anche se mi è dispiaciuto per la sua corsa mi ha fatto tanto sorridere. Poi un’altra cosa che mi è piaciuta è stata quando eravamo in conclusione della presentazione, e io ho detto “vi leggo un pezzetto” e una signora si è alzata e ha detto “noooo, per favore, ho gente a cena e non ho ancora finito di preparare” e siccome ci pareva parecchio disperata la abbiamo liberata.

Poi siamo tornati tutti insieme dal barista di Beniamino e abbiamo continuato a ridere sino alle lacrime.

Nel viaggio di ritorno cantavo. Il Capitano secondo me era contento che cantavo.

Quando siamo arrivati davanti alla porta di casa siamo stati travolti da una puzza di piedi agghiacciante, era un odore molto vicino al gorgonzola e la fogna. Ci siamo guardati intorno e l’occhio ci è caduto sulle scarpe della figlia della vicina, lasciate sull’uscio di casa sua, abbiamo convenuto che la seienne non può avere i piedi così puzzolenti, proprio non può. A un metro di distanza c’erano delle scarpe da uomo, fuori dall’uscio della vicina. Come prima cosa questa mattina ho controllato se c’erano ancora quelle scarpe in ballatoio, non c’erano,  sono convinta che se ne siano andate da sole. Comunque è stato molto bello ieri sera quando io e il Capitano ci siamo levati le scarpe in casa (noi le teniamo in casa perché sono le nostre scarpe) e abbiamo convenuto che i nostri piedi sanno di gelsomino.

Anche la foto qui sotto mi fa molto ridere.

photo

Annunci

2 commenti

Archiviato in unforgettable

2 risposte a “di Ancona, delle amicizie, del mondo che è un orticello.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...