Ho trascorso una grossa parte della mia infanzia in bagno, seduta sulla tazza, con le mutande alle caviglie a leggere i Topolino o i Geppo che i miei lasciavano sullo sgabellino bianco dalle zampe così arrugginite che se le toccavi ti restavano le dita arancioni (e anche il tetano). La mamma e la nonna, intanto,  mi facevano ingoiare un’enorme dose giornaliera di prugne e di cicoria perché avevano frainteso il motivo delle mie lunghe sedute.

Non mi ricordo se si trattasse della prima comunione o di un compleanno, quello che mi ricordo molto bene è quanto io fossi felice di ricevere dalle mani della Zia il mio primo libro di favole. Era Le fiabe di Andersen, un libro che al tempo era più grande di me, pesava così tanto che potevo leggerlo solo se me lo appoggiavo alle ginocchia o sopra a un tavolo. Non vedevo l’ora di leggere La sirenetta e il brutto anatroccolo, ché le sapevo già, solo che leggendo l’indice rimasi colpita da una parola che non conoscevo – Acciarino – così iniziai da quella per innamorarmi, poi, de I vestiti nuovi dell’imperatore.

A casa della nonna leggevo i quindici, dovevo stare attenta a non rovinarli sennò erano guai. Devo essere stata parecchio attenta perché se mi concentro riesco ancora a sentire l’odore di quei libri.

In un giorno bellissimo i miei genitori (anche se al tempo mi è stato detto che era stato  Babbo Natale) mi hanno regalato Piccole Donne. Lo ho ancora. In seguito ho letto anche le Piccole Donne crescono e i ragazzi di Jo ma non era la stessa cosa.

Non ricordo esattamente come è andata, credo che a scuola ci abbiano intimato di leggere Le tigri di Mompracem, che so per certo essere la mia prima storia di Pirati. So (sempre per certo) che in quel periodo ho ipotizzato di avere (in futuro) un figlio maschio e di chiamarlo Sinbad.

Il mio periodo horror è iniziato nell’estate dei miei tredici anni, corrispondeva perfettamente con la mia evoluzione in signorina. In principio è stato Poe con Gordon Pym poi è arrivato King, intanto che  la nonna mi faceva guardare i Dario Argento. Credo che Twin Peaks sia uscito l’anno dopo o qualcosa così; sul TV Sorrisi e Canzoni mettevano il diario di Laura Palmer, le pagine erano incollate per inibirne la lettura ai più piccoli, non ero sicura di essere piccola ma una vocina nella mia testa mi ha detto di rubarlo, ritagliare le pagine e leggerlo di nascosto. Per lo stesso motivo anche Noi i ragazzi dello zoo di Berlino è stato letto di nascosto. Come potete notare dal titolo di questo blog ha anche lasciato dei segni del suo passaggio.

Sherlock Holmes  mi piaceva ma non quanto Agatha Christie. Iniziavo ad avere un’eta in cui se i miei amici del parchetto mi beccavano a leggere mi creavano problemi. Il problema non era la presa in giro… era che mi afferravano il libro che tenevo in mano, lo sgualcivano, lo calpestavano… quando La ragazza di Bube è finito nell’immondizia ho capito che era meglio non farmi beccare con in mano libri leggeri, in paperback, vuoi mettere la soddisfazione di dare in testa a un molestatore un rilegato?

Il ricordo dell’anno che ho letto Il silenzio degli innocenti mi lascia sempre la sensazione di avere letto solo quello.

Siddharta mi è piaciuto così tanto che ho preferito Narciso e Boccadoro. Ero piccola per leggere Madame Bovary, non l’ho compreso del tutto e me ne sono resa conto così ho potuto rimediare anni dopo. Una vita e Bel Ami me li sono divorati insieme a L’amante e Lolita. Mi sono accostata ai Russi, non ci sono riuscita e sono scappata via in favore di Dumas, il suo conte e i suoi moschettieri. Non ero abbastanza per le cime tempestose, l’ho messo via e l’ho ripreso anni dopo.  Non ero abbastanza per Levi, a volte ho la sensazione che non sarò mai abbastanza per lui, mi arriva, arriva forte ma io faccio resistenza. Mary Shelley mi ha spezzato il cuore, l’ho ricucito con la Austen. Quando ho cercato un’altra storia con una grande donna ho incontrato Moll Flanders.

E’ arrivato quindi  il momento dei due Italo della mia vita, subito seguiti da Dacia Maraini. Dopo Dacia ho letto qualche Sveva Casati. Ho iniziato a lavorare e a mantenermi i libri, è arrivato anche la possibilità di prendere decisioni meno ponderate sugli acquisti e i primi abbandoni letterari.

Credo (ma sono incerta) che Stoker si collochi qui, non credo di sbagliare se dico di averlo acquistato insieme alla mia seconda copia di Il rosso e il nero, comprato due volte perché non sono così riuscita a leggerlo alla prima che comunque avevo rimosso. Poi c’è stato un ritorno di fiamma breve ma inteso con Il miglio verde di King.

Il mio primo Douglas Adams.

Il mio primo Roth, letto contestualmente al mio unico Richler. La scoperta di Wallace. La scoperta di Fante. La scoperta di Fruttero & Lucentini. Per il mio primo Scerbanenco sono dovuti passare anni in cui tra molti altri spiccavano per miglior compagnia Palahniuk,  Ann-Marie Macdonald e Cormac McCarthy.

Ho letto tutti gli Harry Potter e tutti i Rowling e i Galbraith disponibili. Anzi, muoviti!

Ho un Anais Nin ma non sono pronta, l’ho iniziato, me lo sono tirato dietro in sogni oscuri e forse ci tornerò più avanti.

Ho letto Liala, mi pareva una cosa da fare, non tutta la produzione, ne ho letti tre li ho trovati illuminanti. Sulla scia delle cose illuminanti ho letto Erica Jong, ricordandomi che è stato scritto più di trent’anni fa. Quando è arrivata Magda Szabo con La porta ho pensato che sarebbe stato difficile trovare qualcosa da leggere in futuro, c’è da dire che questo è un pensiero che avevo già formulato, non troppo spesso ma è già accaduto.

Ho un pacchetto di libri nuovi che vorrei leggere sulla libreria del corridoio, però ieri c’è stato un bel momento della mia giornata in cui si parlava di un certo libro che ho già letto, come dicevo non riesco neanche a collocarlo sulla mia linea temporale. Il Capitano, che mi conosce, dice che di sicuro l’ho preso prima di vedere il film del film di Coppola, che io faccio così, se so che esce un film da un libro mi fiondo a leggerlo. Io non mi ricordo di questo particolare, ricordo il divano su cui l’ho letto, ricordo il freddo che provavo dentro e che sentivo sulla pelle. Ricordo l’ansia, la preoccupazione, il dolore, ricordo anche un’ironia, no, non era ironia, era ingenuità che faceva piegare le labbra. Non ricordo i passaggi, non c’è un solo passaggio che io possa citare, una frase… nulla. Mi ricordo questa storia d’amore, forse tra le più belle storie di amore mai lette. Soprattutto mi ricordo che mi ha portata via, altrove e in altri tempi.

Ora vado che c’è una carrozza trainata da quattro cavalli neri che mi aspetta.

Stoker

 

 

 

 

 

 

 

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4 commenti

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4 risposte a “

  1. Io adoro i tuoi post, se poi parlano di libri ancora di più :) mi son segnata tutti quelli che hai citato e che non ho letto. So che ce ne sarebbero mille altri, ma x ora credo d essere a posto x qlk mese :-)

    • millemila altri Bea carissima. Pensa che a un secondo dalla pubblicazione del post ho pensato subito ad altri sette titoli che ho lasciato fuori.
      Mi serviva di fare ordine mentale…
      e comunque anche io adoro i tuoi post, sono contenta che ce lo siamo dette :)

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