almost

 

A Venezia è iniziato il vento, accadeva una settimana fa, ho un chiaro ricordo di me che infilo il giubbetto un po’ grosso e il collega/compagno di banco che mi chiede se vado in montagna e io che protesto: “hai poco da ridere,  fuori c’è un vento che porta via!” Una mezzoretta più tardi una mezza Venezia postava foto di grandine a Piazza San Marco e lì intorno. Comunque il vento si sta portando via l’alta stagione lavorativa. Io cerco di stare ancorata a terra e di respirare con il naso per compensare.

Tutte le volte che sono invisibile in questi luoghi (o altri) è perché sto facendo qualcos’altro, mi piacerebbe venire qui un giorno e dire: sono stata assente perché ero a grattarmi la pancia in spiaggia, invece non capita mai. Se non sono qui sto lavorando a qualcosa o mi è venuto in mente qualcosa a cui lavorare.

Ho un nuovo incarico di direttore artistico, per pescepirata.it (prego osservare logo di blutto alla destra del monitor), abbiamo lavorato alla creazione di un talent show dedicato alla scrittura sul forum. Siamo belli, siamo bravi, siamo tanti e soprattutto siamo entusiasti.

Ho scritto un articolo, per una rivista edita da un centro ricerche, il nome del direttore editoriale è così impegnativo che non lo dico però se vado alla presentazione giuro che prima prendo appuntamento dalla parrucchiera.

Ho quasi finito il nuovo romanzo, mi manca pochissimo ma è quel pochissimo del fastidio, quel pochissimo di quando stai per entrare in supermercato e non ti ricordi se hai chiuso l’auto (o se hai il portafogli, la sporta ecologica invece per forza di cose è rimasta a casa, neppure controllo) e devi cercare di resistere all’impulso di tornare indietro. Sto cercando di non tornare indietro, di andare avanti spedita e poi rivedere e revisionare con calma.

Ho quasi finito un romanzo breve.

Ho letto molto, poco contemporaneo, anzi… da un mese a questa parte ho letto un unico autore contemporaneo (moltiplicato per più romanzi) e ho ripreso dei testi che non avevo mai letto, tipo Irving che però ha solo viaggiato molto in pulmetto con me, il povero Irving è stato abbandonato una decina di volte in favore di altri… però poi lo riprendo.

La cosa che mi è venuta meglio è cercare di essere buona. Quando ero più giovane cercavo di essere brava, ora di essere brava non mi interessa moltissimo, brava per chi? brava a far cosa? faccio del mio meglio e metto un cento per cento di kerika in ogni mia azione, a volte è abbastanza a volte no, a volte faccio bene, a volte la mia vita è come la minestra che mi sono preparata ieri sera, puoi metterci tutta te stessa ma se non è venuta buonissima per questa volta può andar bene anche così. Io faccio del mio meglio. Sto cercando di essere buona e mi sta venendo discretamente bene, mi metto nei panni degli altri, parlo in favore dei più deboli (se non rischio il cazzotto in faccia, lo ammetto), cerco di non arrabbiarmi con chi viola la mia sensibilità, i miei spazi, i miei tempi. Ho parlato molto con Dia (sì, Dia). Da quando ho intrapreso questa strada di voler provare a essere buona a tutti i costi mi sono resa conto che serve qualcuno con cui parlarne e Dia è perfetta. Silenziosa e perfetta. Provare a essere buoni, per me, è molto più complicato che alzarmi e mandare tutti affanculo, credo dipenda dal fatto che un po’ sono capricorno e poi sono anche cavallo, però e nonostante lo sforzo,  la sensazione che rimane è meravigliosa.

 

 

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