delle grandi navi e della coesistenza.

Oggi ero in bacino, davanti alla punta della dogana, città di Venezia. Dov’ero io è comodamente raggiungibile a nuoto o con mezzi acquei,  non so nuotare, hanno provato a insegnarmi quando ero piccola; il metodo didattico di non so che parente, quello di scagliare i bambini dove non toccano, credo che tutto sommato non sia grandioso.

Qualche domenica fa (forse un paio) hanno manifestato i – no grandi navi – oggi era il turno dei sì. Quando ero ragazzina non ho perseguito con la giusta energia il mio obiettivo di andare a fare la ballerina dei video musicali per mestiere, così, a un certo punto della mia vita (undici anni fa) mi sono ritrovata a fare la portuale. Portuale è tutto quello che ha a che vedere con il porto, per motivi che ben so, a volte, il termine viene usato impropriamente quale dispregiativo. Chiunque presti un servizio al porto, o a qualcosa che ha a che vedere con il porto, è un portuale. Alla prima chiamata del movimento pro navi, ho stretto un po’ i denti, pareva una fregatura e pareva una cosa che mi coinvolgeva troppo da vicino per appoggiarla. Sono fatta così, non riesco a tutelare i miei interessi a discapito di quelli di altri, mi pareva troppo per me, una cosa che mi permettesse di continuare a fare il mio lavoro con tranquillità. Poi sono usciti i servizi in tv, gli articoli, di una fazione e dell’altra. Fotomontaggi con navi che sembrano inghiottite dal Canal Grande (solo un coglione  pirla può cascarci e credere siano vere). Sono stati sdoganati e resi pubblici moltissimi argomenti, sia per la fazione dei no, sia per quella dei pro. Non tirerò fuori fattori ambientali e fattori di sicurezza perché non è decisamente il mio campo, non saprei spiegare con la stessa dignità dei tecnici e i dati sono rintracciabili da tutti. Io però il porto l’ho visto all’opera, so cosa succede quando entra una grande nave, ed è esattamente tutto quello che accade quando ne entra una piccola, entrano in ballo delle squadre, ognuna indipendente ma tutte cooperanti per garantire il successo della manovra. Succede che per chi vede da fuori lo spettacolo può essere soggettivamente orribile o bellissimo, succede che a bordo della nave, fuori della e intorno a ella ci sono delle persone e con le persone non si scherza, se poi si tratta di un ospite, per noi, è cosa ancora più sacra. Il punto di rottura avviene per la questione del preservare la città, è un dato di fatto che se la città scomparisse io non potrei più favoleggiare di grandi navi. E’ il mio punto di disagio perché a osservarla con un lecito distacco ti accorgi che Venezia, in particolare negli ultimi anni, è diventata la città dei no. Sono ovviamente favorevole a preservare la città e nel suo equilibrio, quello che non mi piace è quando viene di meno la coesistenza, tenendo sempre bene a mente che a Venezia le navi sono sempre arrivate, così come il turismo. Ci sono molte teste, molto brillanti, che potrebbero presentare dei progetti alla portata della richiesta, si chiede di non modificare nulla. Di mantenere una piccola stasi tra quello che c’è ora e quello che potrà essere in futuro. Si chiede di creare un piano per la città che permetta al porto di rimanere vivo ma sembra essere un’idea assurda. Io non lo so come è andata quando hanno costruito la stazione di Santa Lucia ma posso immaginare i detrattori che -il treno? A Venezia?- eh sì. Ci hanno addirittura installato un tram, c’è il people mover, alcuni ponti ma purtroppo non tutti, permettono il passaggio delle sedie a rotelle. Mi irrita l’assenza di volontà di coesistenza, ho la sensazione che la città, sempre di più, verrà trasformata in un museo, qualcosa di distante, di lontano, di sempre meno accessibile e al contempo sappiamo tutti che il desiderio di chi vede Venezia è viverla, sentirne l’odore, farsi assecondare l’umore dalla città, fosse solo per qualche ora.

Parlo sempre per metafore sbagliate, poco pertinenti, hanno ucciso un’orsa qualche tempo fa (non troppo) perché forse poteva fare del male a qualcuno, perché forse uno che raccoglieva funghi ha fatto amicizia con i figli orsetti e lei si è preoccupata… allora è scattato il meccanismo. Basta, chiudiamo tutto, chiudiamo l’orso, chiudiamo il porto, chiudiamo l’accesso alle navi, chiudiamo le orecchie e non pensiamoci più, non cerchiamo altre soluzioni. Smettere di cercare e chiudere le porte secondo me non è mai la cosa giusta.

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