ventiquattro

E’ la vigilia di Natale, da dove sto scrivendo io è mattina, mattina molto presto.

Mi sono alzata dopo una delle notti più in bianco di tutte le mie notti, ho acceso l’albero prima di farmi il caffè. Chi mi conosce lo sa che prima del caffè non c’è vita ma oggi ho deciso di variare la sequenza.  Oggi ho da fare, come tutti. Credo e spero che il mio “da fare” sia simile a quello di pochi. Gli ospedali, il ventiquattro di dicembre, fanno più male. Non è colpa loro, siamo noi, quelli che a Natale devi essere felice per forza e devi voler bene per forza. Io ce la sto mettendo tutta ma… provo a trovare il bello ma… credo che se esistesse il premio – Natale più brutto della vita di Kerika – questo avrebbe stravinto.

Quando le cose vanno male, le persone cercano di dare variazioni alle loro vite, lo so perché ho letto il libro dei dieci minuti di Chiara Gamberale. Io, qualche giorno fa, era un festivo, ho dovuto inventarmi un pulmetto per tornare a casa. Mi sono trovata, tra un cambio di pulmetto e un altro, con la mamma che al telefono mi diceva di stare attenta e io ero in un quartiere di Mestre che non vedevo da anni. C’erano negozi che non ho mai visto, persone di almeno cinque etnie diverse, luci natalizie che di domenica sera con la nebbia invece che scaldare raffreddano.  Ero sola come non mi sono sentita mai, per anni. Ed ero una straniera a Mestre. Però la variazione ha funzionato. Quando sono arrivata a casa (con molti sforzi e un’allungatoia di chilometri a piedi) mi sentivo bene, leggera, ho apprezzato che il riscaldamento fosse acceso, di avere del vino bianco in frigorifero, dei vestiti da casa (larghi, comodi, con installazioni di pelo di due gatti diversi), due testoline pelose che non vedevano l’ora di prodigarsi in fusette, a quel punto della mia giornata niente era dato per scontato. Nulla lo è più.

Oggi, con la storiella dell’albero acceso prima del caffè, ho fatto la stessa cosa. Di solito lo accendo la sera e se sono di buon umore, invece lo ho acceso questa mattina molto presto e prima di ogni cosa, volente o nolente, mentre attraverso la casa con la tazza di caffè in mano, l’occhio cade sull’albero, vede una cosa che ha già visto ma in un contesto diverso.

Il contesto ti cambia la prospettiva, il punto di vista, di riflesso cambia anche la percezione che hai di una determinata cosa. Funziona anche con le persone, in un determinato contesto le percepisci in un modo, fuori contesto in un altro. A volte meglio, a volte peggio.  L’albero acceso il ventiquattro mattina presto, per ora, mi fa stare meglio. Ora vedo cosa combina la focaccia.

Buon Natale!

Annunci

1 Commento

Archiviato in Il vino comunque è female lo si evince dall uva

Una risposta a “ventiquattro

  1. xlthlx

    Buon Natale a te, sperando che non sia poi così brutto :*

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...