Un mese

Oggi è un mese esatto dalla vigilia di natale. Quel giorno lì mi sono successe così tante cose che anche se le ricordo tutte faccio un po’ di fatica a dare un ordine temporale corretto. Ho due dati certi e collocabili, il primo sms della mattina e l’ultima mail della sera. Questi due portenti tecnologici segnano inizio e fine di uno dei giorni più lunghi e articolati della mia vita.

Ho ricevuto svariati complimenti in questi giorni:

ti vedo bene.

che bella abbronzatura

hai gli occhi luminosi

hai la pelle radiosa

sorellina sei una gran figa

Non sono stata in vacanza, non sono andata al mare, non mi sono divertita. Ho passato (anche se ammetto di non esserci andata tutti i giorni) trentatrè giornate all’ospedale dell’angelo. Mestre. Non andavo per me, era per papà. Il punto è che l’inizio del suo incubo collimava perfettamente con un altro mio incubo e quindi è scattato il meccanismo del: se qualcosa può andare peggio di così, lo farà. In sintesi, al di là di papà, ho passato due mesi di merda.

C’è stato un momento in cui il mio peso era 49 e qualcosa, quando sono arrivata ai 47 e qualcosa ho iniziato a preoccuparmi perché se sei alta un metro e mezzo e bruci il 10% del tuo peso in meno di un mese, non sembri dimagrita, sembri consumata.

Mi sono pesata questa mattina, 49,9. A fine estate ero intorno ai 54… non c’è stato il pranzo di natale, per ovvi motivi, a casa nostra. Abbiamo fatto una piccola cena il 25 dalla mamma, con i salumi e i formaggi buoni… tutto qua. Abbiamo aperto una focaccia, ne ho mangiata una fetta intera e una mezza fetta con Vale, che a lei piace la parte esterna con lo zucchero e le mandorle e a me la parte interna con la pasta morbida. Il 24 eravamo a casa di Nico, arrivati in un ritardo così clamoroso che mi vergognavo. Mi veniva difficile anche deglutire.

Mi sono abbronzata con metodi artificiali, ho iniziato ai primi di dicembre e per dare l’aria di una che sta bene non era abbastanza.

Ho visto la mia parrucchiera molte più volte in questo mese che in tutto l’anno. Non era ancora abbastanza.

Mi sono presa dei vestitini, meglio ma…

Ho investito nell’attività sportiva e nello yoga… Ho fatto il saluto al sole, mi sono scoperta senza fiato. Mi sono odiata perché mi pareva di aver buttato via qualcosa di bello a stare ferma per mesi. Ho iniziato un’intensa attività cardio in collaterale allo yoga. Ho iniziato a camminare più spesso. Ho ripreso il saluto al sole. Va meglio.

L’abbronzatura è sempre artificiale ma l’attività fisica, indubbiamente, mi distrugge per rigenerarmi. Qualche sera fa mi sono addormentata da seduta in divano, il giorno dopo ero in formissima. Negli ultimi dieci giorni ho notato che quando mi alzo alla mattina ho una fame da orso. Non avevo mai avuto fame di mattina.

Ieri sera ho bruciato una cosa come 270 calorie, lo so perché ho una di quelle applicazioni che controllano tutto quello che faccio. Non c’è più il mio consumarmi di qualche tempo fa, c’è il mio corpo che mi dice che è vivo, che sta bene, che se io lo nutro poi lui mi risponderà al suo meglio. Non c’è più la tachicardia che mi prendeva nel mezzo dei giorni e nel cuore della notte. C’è il mio battito regolare e la risposta allo sforzo. Non c’è più quella sensazione di peso sul petto. Ci sono due gambe leggere e due braccia forti. Non c’è più un’ombra scura che mi copre. Ci sono Io.

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