senza niente da dire.

La prima cosa che ci tengo a dire è che mi dispiace.

Mi dispiace per tutte le persone a cui ho detto: ci vediamo prossimi giorni. Poi è passato un mese, poi due, e devo ancora vederle. Mi dispiace per la mia famiglia, in questo periodo non sono stata la Kerika di sempre, non che mi sia scostata completamente da me stessa ma ho avuto dei momenti di furia vera e propria, di egoismo, di paura, e ho tradito queste emozioni con loro che mi stavano a tiro. Poi mi dispiace anche per me, la costante del periodo sono due. Prima la sfiducia, la sensazione perenne che posso fidarmi veramente solo di pochissime persone, davvero poche. Per fidarmi intendo la piena consapevolezza che agiscono per il mio bene, anche nel caso in cui sbaglino (perché di fatto tutti si sbaglia). La seconda costante è la felicità che deriva da azioni compiute da me, il lavoro, il lavoro, il lavoro. E se non lo si notasse, lo scrivo per esteso che la seconda costante altro non fa che alimentare la prima.

Non c’è nulla di sbagliato in tutto questo. Anzi, è facile. Prendi un lavoro, digli che l’ami, confezionalo al tuo 100%, consegnalo, lascia che il cliente soddisfatto ti sorrida e ringrazi. Aspetta San Paganino.

Non c’è nulla di sbagliato nel perdere la fiducia. Tu prendi un diretto sul cuore naso in un giorno di inverno, alla volta di primavera, per non saper ne leggere ne scrivere, sei ancora  lì che schivi, a priori e stai sicuro che la prima cosa che ti proteggi è il cuore naso.

Quello che mi fa dispiacere è che non era così brutto quando le contentezze mi derivavano da altri. Quello che mi fa dispiacere è che ogni tanto vorrei essere leggera, serena, evitare di pensare che chi ho di fronte voglia farmi male.

Mille anni fa, quando facevo equitazione sul serio, ero diretta verso una curva del maneggio, quella che non ti permetteva di vedere il panorama perché c’erano due pini e una siepe a nasconderlo, il cavallo, Fritz, ha dato uno scartone (lo scartone è quando stai proseguendo in una direzione, convinto di procedere in quella direzione ma a un certo punto il cavallo non è d’accordo e tende a virare con poca delicatezza, diciamolo pure che quando un cavallo fa uno scartone è più facile cadere a terra che rimanere in sella, proprio perché non te lo aspetti). Sono rimasta in sella, ci sono rimasta perché avevo il mio insegnante a urlarmi cosa fare. Non appena il Fritz ha quietato, abbiamo fatto un test per vedere se mi ascoltava, abbiamo galoppato in un piccolo cerchio, poi, dubbiosi, ne abbiamo fatto un altro. Cambio diagonale e barriere. Poi ho ripreso il percorso che stavo eseguendo prima dello scartone, non appena sono arrivata in prossimità della stessa curva io mi sono agitata e Fritz anche. Mi ha fatto un altro scartone, tanto me lo immaginavo e non ho neanche preso paura. Il mio insegnante, a quel punto, mi ha detto così: Erika guarda che secondo me il Fritz prima ha visto un mostro dietro alla siepe, adesso, tutte le volte che passa li davanti avrà paura del mostro.

Io ho iniziato a ridacchiare, avevo dodici anni ormai e sapevo che non c’era nessun mostro, neanche alla prima. Sapevo anche però che i cavalli sono piuttosto pessimisti e nel dubbio che ci sia un mostro o meno, tra restare e darsi alla fuga, si danno alla fuga. Ho smesso di ridacchiare nel momento esatto in cui il mio insegnante mi ha detto che dovevo essere io a fargli capire che non c’era nessun mostro. Ci abbiamo impiegato quasi tutta l’ora di lezione, lui era davvero terrorizzato dal mostro. Quando ci è passato senza scartare alla prima volta, io sorridevo ma il mio insegnante mi ha detto che non avevo finito. Non era abbastanza passarci senza permettergli di guardare o passare distanti di metri. Lui voleva che il Fritz ci passasse senza sentirsi nei guai. E’ accaduto una ventina di minuti dopo. Altri dieci minuti più tardi era così sereno che pareva si fosse dimenticato di essere in curva.

Quello che non ho capito è se il Fritz crede ancora ci sia il mostro ma si sente in grado di affrontarlo, oppure se ha capito che non c’è nessun mostro e quindi non si sente più in pericolo.

Un’altra cosa che ho capito è che vorrei che qualcuno mi prendesse per mano e mi facesse passare la paura del percorso, nelle curve sì ma anche sul dritto.

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3 commenti

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3 risposte a “senza niente da dire.

  1. Speakermuto

    Meno male che non avevi niente da dire.

    Un abbraccio.

  2. Francesca

    Vai tranquilla e pensa che spesso i mostri son più spaventati di noi. Un bacione.

  3. xlthlx

    Vedrai che lo trovi, qualcuno che ti fa passare la paura del percorso. Ma ci puoi riuscire anche da sola :*

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