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heartbeats.

stamattina, come quasi tutte le mattine, stavo camminando per il porto.
Ascoltavo questa canzone, la heartbeats, nella versione di jose gonzalez. mi è capitata nelle orecchie per caso. mi è venuta addosso mentre passavo davanti al muretto dei gelsomini e mettici che al mattino sono irritabile (essere irritabile vuol dire essere sensibile) e mettici che i gelsomini profumavano di cose vecchie, cose ataviche, e mettici che la canzone è anche lei una canzone dei ricordi, mettici infine che da dove passeggiavo potevo vedere uno scorcio di mare…insomma è successo che un po' passeggiavo e un pochetto mi son commossa.
Sono passati sedici anni da questo mio ricordo a oggi e non è che siano tanti, il mio punto di vista è che ora ho 31 anni e dal punto del ricordo ad oggi è trascorsa metà della mia vita.

A Venezia ancora oggi  si va in giro senza avere appuntamenti, perché Venezia è piccola, si fa presto a incontrarsi. Figuratevi una sedicenne di sedici anni fa che andava a Venezia senza telefonino e senza aver letto una mail e senza aver fissato appuntamenti in anticipo che tanto  chi se ne frega, per prima cosa a Venezia trovi sempre qualcuno e poi non c'era molto altro da fare bighellonaggio a parte.
Quella mattina li che era in estate il mio bighellonaggio in città non era andato a buon fine, allora mi son buttata sull’opzione del lido, sono andata in spiaggia e son stata distesa per ore su uno scoglio in compagnia di un libro che ricorderò per sempre “una vita” di guy de maupassant.  Nel tardo pomeriggio ho ripreso il waterpulmetto per tornare in direzione marghera e mi ricordo che mi son messa dietro che c’erano i posti all’aperto. C’erano due ragazzi già seduti li in fondo, uno aveva le treccine lunghissime e l’altro aveva i dread, quello con le treccine era moro e alto e abbronzato, quello con i dread era biondo e alto e aveva la pelle arrossata e le sopracciglia trasparenti. Mi son messa dietro con loro e hanno spostato gli zaini per farmi sedere, io son stata in piedi e mi sono accesa una sigaretta (nei waterpulmetti si poteva fumare nelle zone aperte e anche nella motonave). Uno dei due ragazzi, quello alto e moro, mi fa “se fumi tu fumo anche io” e si è acceso una sigaretta lunga mezzo metro o poco meno, io ho sorriso. Mi si sono presentati, quello alto moro è Sebastiano, quello alto biondo è Alvise…non sto a spiegarvi di perché molti veneziani si chiamano Alvise e Sebastiano e Marco, io ero sempre erika.
Abbiamo parlato di un sacco di cose nel tragitto e io invece di scendere a piazzale roma sono scesa alle zattere con loro e poi siamo andati in camminata in campo santa margherita a trovarci con dei loro amici.
A me piaceva Sebastiano, quello alto e moro, però il più simpatico era Alvise, quello alto e biondo. Sebastiano era fico e sapeva di esserlo allora si atteggiava, Alvise era simpatico e sapeva di esserlo e si atteggiava uguale.
Alvise quella sera mi chiede se volevo andare con lui e Seba in olanda a girarla un po’ tutta con la bicicletta, il Seba quando ha sentito e ha visto che io trovavo la cosa interessante è venuto anche lui a provare a convincermi, c’erano i gelsomini su uno dei muretti in campo. Avevano già organizzato tutto, gli piaceva l’idea che andasse con loro anche una ragazza e lo avevano deciso in quel momento perché volevano fossi io quella ragazza. Il viaggio sarebbe durato due settimane, in giro per Amsterdam e dintorni con la bici, ci sarebbero bastati pochi soldi perché gli ostelli costavano poco e per mangiare ci saremmo arrangiati.
Ho detto di si, si sarebbe partiti la settimana dopo, avevo in pratica 4 giorni per convincere i miei o per organizzarmi a scappare di casa.
Mi sono incontrata con Seba e Alvise il giorno dopo in spiaggia, ci siamo divertiti, abbiamo fatto un sacco di giochi in acqua e anche fuori, abbiamo fatto un sacco di discorsi intelligenti sulla vita e sul futuro e soprattutto io parlavo di cosa volevo fare da grande, loro no, loro erano alla giornata ma filosofeggiavano comunque sulla giornata.
Verso sera ci siamo messi a fare il piano del viaggio e ho scoperto la cosa più brutta del mondo, ho scoperto la cosa che ha fatto si che rifiutassi di partire con loro. Sarei scappata di casa pur di partire con loro, avrei patito la fame pur di partire con loro, mi sarei pagata le spese con i soldi ricavati dalla vendita dei miei capelli pur di partire con loro ma, dopo quella notizia non ho più voluto saperne un cazzo del viaggio in olanda. Ho scoperto che non si trattava di girare l’olanda in bicicletta, si trattava di arrivare in olanda in bicicletta e una volta arrivati li (a patto che fossimo riusciti ad arrivare li) girarla in bicicletta. Mi son vista uscire dal semaforo di marghera con la bici, mi son vista stanca alla prima rotonda, mi son vista accasciata all’imbocco dell’autostrada (a patto che si prenda l’autostrada per andare in olanda in bicicletta) – Venezia /Amsterdam fa 938km andata e 938km ritorno, devo ancora stare a spiegare perché non sono andata in olanda in bicicletta?
Sebastano e Alvise non li ho più visti, abbiamo passato due giorni bellissimi insieme ma io non li ho più visti. Secondo me han bucato una gomma.
 

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il veneziano per te corsi di lingua: i corni del caprioeo.

un fatto che vorrei portare alla luce prima di iniziare la lezione di veneziano per te è che i veneziani sono un popolo di navigatori.
il taglio dei coglioni che è la prima volta che ve lo dicono.
un altro fatto che vorrei portare alla luce è che per un periodo di tempo, che non riesco a determinare così su due piedi, la maggior causa di morte del veneziano non era per guerra o per malattia o per incidente sul lavoro o per omicidio…la maggior causa di morte del veneziano avveniva per annegamento.
Ora voi mi direte che se prima ho detto che erano navigatori e poi dico che morivano per annegamento allora la morte era per incidente sul lavoro.
ve go dito de no (vi ho detto di no)
questi morivano perché si ubriacavano il giusto necessario a mancare il ponte e ad inforcare il canale o il giusto necessario a cadere dalla barca.
Chiaro, non dovete immaginare la Venezia di oggi, dovete immaginare una Venezia che mancava di parapetti sui ponti e di illuminazione adeguata e di etilometri.
A questo proposito mi viene in mente la Riva dei 7 Martiri.
Riva dei sette martiri ai giorni nostri è un luogo di sicuro turistico e di sicuro sicuro, ci si ormeggiano gli yachts o le navi passeggeri, si trova a dieci minuti di camminata Veneziana da piazza san Marco ed è quasi tutto bello.
Ai tempi della guerra, della seconda guerra, la riva sette martiri non si chiamava ancora così e ormeggiate ci stavano le navi della flotta tedesca.
I veneziani non erano molto contenti che i tedeschi delle navi uscissero da bordo (una cosa molto vicina alla reazione che hanno adesso verso alcuni turisti, a parte che i tedeschi non erano venuti per far turismo).
Una notte è successa una cosa che è stata il motivo per cui riva sette martiri è stata chiamata così.
La versione che so io è che a un certo punto il guardiano che controllava che i tedeschi non scendessero dalla navi è sparito, il capetto dei tedeschi a veder via libera è sceso, è andato alle carceri (che erano proprio li vicino) ha preso su 7prigionieri politici. li ha fatti legare a un palo (il palo del ponte veneta marina) ha chiamato il pubblico e poi li ha fatti fucilare. I corpi sono stati appesi ai pali per giorni.
Un'altra versione è che la guardia che è sparita non fosse uno dei "nostri" era una guardia tedesca a controllare che nessuno desse fastidio alle navi e che quando il capetto si è accorto che è sparita l'ha vissuta male e ha preso i 7 prigionieri da far fucilare per vendetta.
Quello che è invariato tra la mia versione e quell'altra è che la guardia è stata ritrovata in acqua, morta per annegamento con un sacco di acqua nei polmoni e però anche un sacco di alcool nelle vene, per capirci più alcool che sangue.
Avete capito? allora come oggi uno si ubriaca e cambia il suo destino e quello di sette altre anime.
siccome il veneziano per te è un luogo di leggerezza io ve l'ho stesa così, con parole semplici, come se fosse una storiella da niente. Ognuno di voi è abile e arruolato a leggere tra le righe e a farsi i suoi conti.

"Ti credi che sia ari ari caga danari?" – pensi che sia ari ai caga denari?: di solito viene detto dai genitori ai figli che pretendono paghette settimanali improbabili o simile
esempio: "Mama go gripa el motorin me serve sinquesento euro si no non so come ndar a scuoea" (mamma ho grippato il motorino, mi servono cinquecento euro se no non so come andare a scuola) "ouuuu ma ti credi che sia ari ari caga danari? ti ciapi ea coriera come che fa tuti o te fasso rivar mi a peae in cueo e movite" (ou – ou resta ou – ma credi che io caghi i soldi? vai in pulmetto come fanno tutti o ti aiuto io ad arrivare a scuola con un po' di spinte ben assestate al tuo lato b e comunque muoviti che è tardi).

non chiederti cosa il veneziano può fare per te, chiedeti cosa puoi far tu per il veneziano.

 

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Ci tenevo a dirvi che mi ha fermata una gallina prima in porto.
Parlava inglese, si era persa.
Un metro e novanta di gallina.
Viva.

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sta roba del go’

Abbiamo un pesce qui a venezia che è famosissimo per il suo risotto, si chiama risotto col go’. Una cosa interessante, la prima, è che a venezia in veneziano "go" vuol dire "ho" allora io che sono ingenua su ste cose ma sono anche molto onesta, vi ammetto senza particolari problemi di sorta che sino a qualche tempo fa ero sicura come la morte che se avessi dovuto ordinarmi il risotto col go in ristorante avrei dovuto dire "un risotto con l’ho per favore", un po’ come sino a qualche anno fa pensavo che per ordinare i peoci in tecia avrei dovuto chiedere i pidocchi in padella. Fortuna vuole che A) io non abbia mai voluto il risotto col go in ristorante e B) che io abbia scoperto abbastanza presto che a venezia peoci vuol dire pidocchi si ma soprattutto cozze (o mitili). Non voglio dilungarmi oltre questi falsi amici veneziani e vi dico invece sta roba del go che avevo in testa.

Un mio ricordo di quando ero giovane è che la mamma mi faceva sto risotto col go’ e sto go’ è una roba che si può chiamare prelibatezza, molti di voi non lo hanno mai mangiato perché lui vive in laguna in mezzo alla sabbia, essendo questo un pessetto da sabbia va da se che il go’ debba essere pulito bene bene, se no mangi sabbia e no go’.

Una volta in particolare che ho mangiato sto risotto col go’ è stata anche l’ultima volta che l’ho mangiato, correva l’anno boh…ero piccolina e mi ricordo che io e mio fratello contenti di sto risotto abbiam preso tutti e due su sta forchettata eeenooormeee e ce la siam calati in bocca, poi ci siam guardati e lui che era un po’ più piccolo si è messo a piangere e io ho sputato tutto su una salvietta. La mamma che ci ha visti si è figurata che facevamo così perché prima di cena ci siamo mangiati le patatine e allora ha attaccato a urlare come una sirena "magna…magna! te go dito che ti ga da magnar" a un certo punto si è anche levata la ciabatta per darcela in testa e mio fratello piangeva forte e io invece facevo no no no col dito. Mio papa aveva una faccia che non riuscivo a capire, comunque non mangiava neppure lui. La mamma era così incazzata che non stavamo mangiando che ci ha mandati in cameretta però ci ha dato ordine di non parlarci (noi in cameretta avevamo le scorte alimentari della grande guerra sotto ai letti perché ci svegliavamo di notte a mangiare che è un po’ il motivo per cui io da adolescema avevo il culo enorme). Quando siamo andati in cameretta la mamma si è seduta in tavola in relax col papa e noi che dovevamo stare zitti li sentiamo che parlano:

p:"ma cossa ti ga fatto?" (ma cosa hai fatto?)

m:"perchè?"

p:"assaggia sta roba"

m: coooff coooofff sput "madonnadeddddiiiio che schifo"

insomma si è accorta che aveva macinato tutto sto go con sabbia e ossi e tutto e tutto era in mezzo al riso col go’ anche gli scarti. Noi le abbiamo voluto bene lo stesso. Davvero.

Insomma oggi non so perché ma mi è venuta in mente sta roba del go’ e mi è anche venuto in mente che io ho capito che di sicuro sto pesce non si chiama "ho" ma che non so come si chiama, allora ho telefonato all’andrea del mio ufficio che ero sicura che lui lo sapeva e anfatti…

anfatti niente, vi volevo dire che oggi a trent’anni son tanto felice che ho scoperto che il go si chiama in italiano corrente "Ghiozzo Go’" ehssi, e per intero è fatto così

contributo di Andrea che ringrazio saluto e duebacio:

Risotto de gò.
Netta i gò dai buei, daghe na passada a squamarli e falli bogir co Segola, Sedano, ajo, na foja de lauro e na bela mazenada de pevare. Coverzi a lassa che boja na oreta e meza a fogo basso che se sfanta tutto. Cava via i aromi. Desso bisogna che ti passi ben el pesse sul tamiso fin, finche resta un brodetto denso.

Ti tol na tecia (no la pignata a pression perchè sennò te dago). Ti buti un poco de olio e un spigolo de ajo, co l’ajo xè dorà ti lo cavi e ti meti el riso e ti lo lassi cussì finchè non comincia a sciopetar. A sto punto ti ghe cali dentro el brodo che ti gavevi fato prima col pesse passà e ti cominci a menarlo.

Col xè cotto, ti stui el fogo e ti lo mantecchi co un poco de buro e un poco de parsemolo. Ti impiatti e ti te imbalsemi…

La stagion mejo par farlo xè fine novembre, inissio dicembre, col gò xè beo sgionfo. Ti va in barena, a fine dozana, a busi de go (ti li vedi i xè grossi). Ti va dentro co le man sul buso de entrata de la tana e sul buzo de uscita e ti ciapi tutta la fameja (anca sinque/sie su un colpo).

Scolta, se ghe xè bisogno ti tradurrà ti…

 

 

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meglio sola…

Ieri sono uscita (relativamente) tardi dall’ufficio. La stagione è ufficialmente iniziata e la testa ieri mi pesava tanto, avevo ancora addosso gli ordini e le voci e i clienti e insomma, avevo voglia di straviarmi prima di tornare a casa, di prendere aria.

Invece di andare al pulmetto vado verso il susy bar, è un bar veneziano con dentro i veneziani per i veneziani ed è a san basilio (aka san basilico).  Andare a bere da sola non mi fa tristezza che io da sola me la cavo sempre, allora dico al tipo dietro al banco che voglio uno spritz e che lo bevo sul tavolino fuori.

Prendo un libro dalla borsa e inizio a sorseggiare uno spritz che secondo me mi han fatto troppo carico, ma l’ho vissuto come una benevolenza.

Dopo un po’ che son li mi transita davanti il capitano che lavora li vicino, gli chiedo di sedersi e di bere una cosa con me. Stiam li un pochetto e si sta proprio bene, spritz patatine venezia aria fresca che era piovuto tutto il giorno.

Passa un collega del capitano, lo conosco, lo invito, entro e ordino stavolta tre spritz, il tipo del bar ce li porta fuori qualche minuto più tardi.

Scorgo il mi amico Ricki in lontananza che porta a spasso il cane, attraverso il campo di san basilio e gli dico "son seduta li, vieni a bere uno spritz?" presento tutti, entro e ordino 4 spritz.

Parliamo, beviamo, parliamo

Arriva una tipa che io non conosco ma Ricki si, allora la ferma e la fa sedere e io vado dentro a ordinare 5 spritz.

Il tipo del bar mi dice "erika ti me ne xonti uno aea volta?" (me ne aggiungi uno alla volta)

Il mio libro è nella borsa da mo.

Passa uno che conosciamo tutti ma non è amico di nessuno, ci saluta e io entro a ordinare sei spritz.

Poi sono andata a casa, felice e contenta.

a parte che a Venezia ho capito che è impossibile leggere un libro da sola io resto felice e contenta.

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ocio – il veneziano per te corso di lingua

Ocio – sostantivo maschile singolare – pronuncia *ocio* – letterale – occhio (plurale – oci)

Ocio non viene usato solo per definire l’occhio, anzi, come per la lingua italiana lo si infila un po’ in ogni modo di dire del quotidiano.

vedo tutto turbio da un ocio: trad.: vedo tutto torbido da un occhio. uso normale e non c’è da spiegare un cazzo.

ocio che el se sposta: trad. lett. occhio se (soggetto sottointeso) si sposta. il soggetto sottointeso è un coglione che sicuramente sta davanti alla porta del pulmetto e non vi permette di scendere o simile.

ocio mi sa: trad lett.: occhio a me sai. stai attento a me vuol dire.

ocio sa che te tiro na sciafa: trad. lett.  occhio sai che ti tiro un ceffone. *ocio* in questo caso sta a significare "attento" viene detto di solito dalla mamma al pargolo urlante.

el ga i oci anca per dadrio: trad. lett. ha gli occhi anche per dietro, si dice di uno che vede sempre tutto, soprattutto che vede quello che non dovrebbe vedere.

a ocio no se va nianca in mona: trad. lett.: a occhio non si può neppure infilare il sacro buco. Significa che nella vita non bisogna essere pressapochisti neppure nelle cose semplici semplici naturali naturali.

ocio che non ti vadi fora vita: trad lett.: occhio a non uscire dalla schiena – merita una risorsa a parte

ocio che no ti vadi fora vita

la *vita* in veneziano è la schiena (come giro vita tipo), anfatti se uno ha mal di schiena ed è veneziano lo sentirete dire "ghesboro che mal de vita", va da se che andare fuori vita significhi far uscire la schiena, spostarsi le vertebre della schiena, spaccarsi la schiena per affaticamento a farla in sintesi. Da qui: "ocio che no ti vadi fora vita" che viene detto generalmente al fidanzato che gli son venute le piaghe da quanto è stato piazzato in divano a veder gran premi moto gp e partite della domenica pomeriggio. Si, è vagamente ironico.

e ricordeve che gavè da studiar

non chiederti cosa la veneziana possa fare per te, chiediti cosa tu potresti fare per la veneziana.

 

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la veneziana per te corso di lingue – le metafore non offensive culinarie

ghe manca un boggio – letterale – gli manca una bollita

viene detto di persona alla quale (a nostro modestissimo parere) manca qualcosina per essere completo ai fini della formulazione di un pensiero. (anche pensiero semplice)

 

el saria cruetto – letterale – sarebbe un pochetto crudo

viene detto di persona che (a nostro modestissimo parere) risulta lievemente immatura

 

el xe duro come i becchi – letterale – è duro come gli stambecchi

viene detto di persona (a nostro modestissimo parere) che è un pochetto cocciuta – testarda – dura da convincere insomma, in questo caso becchi è inteso come stambecchi quindi carne di selvaggina che notoriamente è meno morbida del filetto di mucca per dire.

 

Non chiederti cosa la veneziana può fare per te ma chiediti cosa tu puoi fare per la veneziana.

 

 

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