Archivi categoria: she’s a maniac

breathers

Per chi non lo sapesse, ogni tanto, non sempre, ho la tendenza a sacchettare le palle a chi mi incrocia per strada per chiedere consigli di lettura.

Per chi non lo sapesse, un pochetto non vi ascolto, ovvero se mi viene proposto il titolo che incontri ovunque e dell’autore che ci inciampi ovunque, una cosa che va di moda in quel determinato periodo, ci è uscito il film o fanno un sequel o simile…beh non vi ascolto. Vi ascolto solo se mi dite cose che non so e se mi parlate di autori che non conosco e di cose che odorano di nuovo, certo leggo anche cose che sono di moda in quel momento o che lo sono state in passato, solo che lo faccio da sola, in autonomia, senza richiedere un consiglio.

Ho preso il libro più o meno una settimana fa, non ho idea di quante pagine sia composto Breathers, so invece che l’isbn finisce per 75 e 7+5 fa 12 che è un numero che io ho a cuoretto. Non so quante pagine compongano Breathers perché l’editore è Casini (si il mio, ho sacchettato le palle a loro per consigli di lettura, è un po’ da me) e non mettono i numeri di pagine nei volumi, la spiega della assenza dei numeri di pagina la leggete nel loro sito con calma, io condivido le motivazioni, escludendo quando c’è da fare un reading,  ma non voglio spiegare qui che già mi pare di essere fuori tema.

La scena iniziale del libro si articola nella cucina dei genitori di Andy, Andy è un poco più che trentenne  protagonista del romanzo.  Andy però, in questa fase,  crede di trovarsi in cantina, non la cantina generica, la cantina che in inglese si chiama wine-cellar, la cantina come cantina dei vini (spesso definiamo “cantina” qualsiasi zona del sotto la casa che possa contenere gli addobbi di natale, invece no), insomma… lui si credeva di essere in cantina cantina e  non mette a fuoco subito la situazione, non capisce bene dove si trova, sino a che non si accorge di avere la schiena sporca di gelato, il gelato preferito di suo padre, tutto il gelato spalmato sulla sua schiena e  fuori dal congelatore.

La cosa che ho amato di meno di tutto il romanzo è l’incipit, amato anche quello ma meno,  da capitolo due in poi lo ho amato più forte, amato che cercavo ovunque appigli per parlare di lui, amato che inseguivo la gente per strada per raccontare cosa combinava Andy, amato che se ricevevo le telefonate ed ero in pulmetto a leggere di Andy a volte non rispondevo.

E’ scritto leggero, le paroline passano tutte e senza ostruzione e  senza, apparentemente,  lasciare pesi specifici particolari a livello del muscolo cardiaco,  e poi però ti fermi un attimo, la sosta fisiologica per dire, e dalla sosta parte una stretta, da principio moderata e poi più forte, a volte ancora più forte.

Alcune delle strette che ho sentito mi hanno fatta ridere, voglio dire, si stava leggendo la storia di uno zombie, di un non morto, certo che fa ridere. Poi…sino a quanto si può empatizzare con un protagonista del genere? beh, al di la delle aspettative, in effetti.

Andy è uno zombie, uno che,  come mio_cuggino (cit),  una volta è morto, e poi è tornato nel mondo dei vivi,   frequenta un gruppo di sostegno, la famosa “anonima zombie” e ci racconta un periodo di circa quattro mesi della sua nuova non-vita.

le prime pagine le potete leggere qui

A parte gli avvenimenti del quotidiano, assolutamente vitali per il romanzo,  a una analisi attenta (la mia) non è potuta sfuggire la deliziosa descrizione della società americana che fa da contorno al tutto e io adoro quando si fanno le pulci agli americani.
Adoro quando mi trovo ad amare le black comedies, la black comedy non è il mio tipo ma di questa mi sono innamorata.
Adoro quando un libro è, oltre che ben scritto, ben pensato.
Adoro quando un libro ben pensato mi da tanto da riflettere.
P.S.: tanto per non smentirmi, l’autore di Breathers, Scott G. Browne, ha scritto un secondo libro, vabbeh comunque non è un sequel…il titolo è Fated, si capisce che è un’altra cosa, leggibile in italia e in italiano corrente dal 2012 sempre con Casini. A Breathers hanno scelto da poco il cast per fare il film, ci sarà la biondina, la Rossella Johannson, quella che piace a tutti e non a me.  Per concludere, la moda dei vampiri sarà accantonata in favore della moda degli zombie. Tanto per non smentirmi.

2 commenti

Archiviato in cose arancioni, le storie di altri, she's a maniac, Uncategorized

potrei avere comportamenti più maturi immagino, si potrei.

ieri ero qui, esattamente dove son seduta ora (si sono in divano) ed erano le 13 e tutto quello che sapevo era che o alle 13 o alle 15 veniva l’infermiera a punturarmi.

alle 13 e 30 mi sono accesa la sigaretta della pace e ho pensato “ahhhh ancora no, si vede che viene alle 15”

alle 15 poi non è arrivata e io non è che fossi disperata, diciamo che avevo dolore e che speravo la puntura lo alleviasse un pochetto e però non è che ci dessi troppo peso, arriverà più tardi pensavo, avrò confuso 15 con 17, non so come ma sono quei numeri che confondo.

alle 17 aspettavo ancora la puntura, sapendo di non aver potuto confondere il 17 con altre ore ho avuto la stessa reazione che avevo a scuola quando la maestra si dimenticava di interrogarmi in divisioni “si è dimenticata aha aha aha” e basta.

Mi suona in campanello alle 18,23, so l’ora esatta perché in quel momento si è abbattuto un fulmine in cielo e mi son partiti sia sky che la internet, mi dice “scusa mi son dimenticata” e io lo sapevo “tranquilla fa nulla” e lei li basita “si ma non dovevo dimenticarmi” e io ancora più serena “davvero non preoccuparti…ti offro qualcosa?” mi guardava con una faccia, come a dire “ma anche tu non mi dici niente?”.

Insomma si aspettava che la chiamassi, non vedendola arrivare avrei dovuto lanciarle un allarme o simile per ottenere il mio ago quotidiano, si fa così in genere no? se vedi che uno ritarda clamorosamente ti fai viva.

A parte se è con quella che ti deve far puntura.

4 commenti

Archiviato in cose arancioni, she's a maniac

ho un brutto momento.

 

 

 

5 commenti

Archiviato in she's a maniac

e: manca poco?

g: manca un pochetto.

3 commenti

Archiviato in il tuo posto nel mondo, she's a maniac

e bon.

chiedo un favore, uno piccolo piccolo e che però interrompe la partita di fifa 11 che è in corso a casa mia.

mi serviva che qualcuno mi sfilasse una sigaretta dal pacchetto e me la infilasse in bocca e me la accendesse, la faccia dei campioni di fifa e’ stata impagabile.

e niente, non sarò mai in grado di spiegare a un uomo del periodo refrattario delle mie mani dopo che mi son stesa lo smalto sulle unghie.

Lascia un commento

Archiviato in cose rosa, she's a maniac

una coca senza ghiaccio e col limone grazie.

a volte arrivavo al bancone del locale e li davanti, anzi, li dietro al bancone ci stava un mio amico ed era quasi un miracolo quando lui mi diceva “faccio io”. Faceva lui e ingurgitavo la sua meraviglia di cocktail come se fosse acqua che il bello dei suoi cocktail era che pompavano una trentina di gradi ma tu ti credevi di bere succo di frutta con dentro roba e allora ti pareva di poterne bere molti di più di quanti poi ne potevi bere.

Che poi l’alcoooooool, non fa effetto immediatamente, ci mette un po’, quel po’ che fa si che tu prenda altro alcooooool tra un alcol e l’altro.

Il mio amico mi preparava la sua formula magica solo quando io avevo una determinata faccia. Non era un lusso di tutti i giorni. Era il lusso di quando avevo la faccia brutta.

C’è da dire che la faccia brutta non è la faccia triste, la faccia brutta è quando hai avuto una giornata di inferno e manderesti tutto affanculo e forse hai anche mandato tutto affanculo, la faccia brutta è quella di quando rimugini e però non vorresti. Ho una giornata brutta un giorno si e un giorno no al momento e infatti evito quel mio amico e quel bancone, se non lo evitassi il mio peso si aggirerebbe agli ottanta chili arrotondati per difetto.

La faccia triste invece è diversa, se ho la faccia triste non bevo e nessuno mi offre da bere. Non ho la sbronza triste, sono sempre allegrotta se e quando bevo ma se sono triste sono così impenetrabile che non mi si può offrire neppure un caffè. Quelli che lavorano dietro ai banconi secondo me queste cose le vedono.

La tristezza che non solo non ti viene in mente di alzare un bicchiere ma non hai neppure la voglia di mangiare un biscotto, di fare pipi, di lavarti la faccia. La tristezza quella che ti annienta. Presente quale no?

Quella tristezza strana e specifica, che ti fa camminare appiccicata ai muri con le spalle tutte rivolte verso il basso. La tristezza male.

Quando mi prende quella tristezza e a volte mi prende, eccome se mi prende, io voglio che tu la veda, voglio che tu la riconosca, voglio che tu sappia esattamente che cosa stai vedendo e voglio che mi prendi, che mi afferri, che mi porti via, che mi porti lontana da tutto e da tutti, stretta intorno a te, con gli occhi chiusi, immobile, per tre minuti, dieci, cento, sino a che non se ne sarà andata. Voglio che sia lei ad andarsene.

poi eventualmente quando se ne sarà andata possiamo anche bere qualcosa insieme.

8 commenti

Archiviato in cose rosa, io ti amo e tu lo sai, she's a maniac

a qualche reazione corrisponde una azione completamente idiota.

Ho in testa da qualche minuto un mezzo litro di olio extravergine di oliva marchio carli. Non in testa come pensiero, in testa come materialmente in testa, mi sono spalmata sui capelli mezzo litro di extravergine, mi è colato anche nel dentro delle orecchie e sulla fronte e quasi negli occhi.

Mi chiedo se la Lisa, la mia parrucchiera, ha intuito che avrei fatto così quando non è riuscita a trovarmi un buco per oggi e io ho mugugnato un “ok mi rangio”.

Mi chiedo se voi avete intuito che passerò il sabato pomeriggio a sciacquarmi i capelli.

6 commenti

Archiviato in cose arancioni, she's a maniac